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Instreamia: imparare le lingue guardando i video preferiti


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Instreamia rende divertente e facile imparare le lingue mentre guardi i video preferiti e leggere le notizie preferite.

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Contestualizzazione dei curriculi


La lettura del documento “Indicazioni per il curricolo“ pone alcuni interrogativi che la scuola non può non porsi se intende procedere all’elaborazione del curricolo alla luce dello scenario che il documento configura. Come creare le condizioni di un apprendimento che duri per tutta la vita?
Come andare al cuore delle discipline per trasformarle in potenti strumenti di formazione e di esercizio attivo della cittadinanza? Come progettare i percorsi di apprendimento per formare un pensiero complesso e una testa ben fatta? Come tenere viva la motivazione e la curiosità? Come tener presente l’allievo con i bisogni del qui e dell’ora senza perdere di vista gli scenari futuri in cui sarà chiamato a esercitare la sua partecipazione attiva alla vita sociale, culturale del paese?
Sono domande che se non sono inserite in un contesto e in un saldo orizzonte teorico, possono trasformare le risposte in un ricettario e una volta utilizzate le ricette, è difficile generarne di altre ugualmente efficaci.La comprensione di una buona teoria  aiuta  a vedere oltre il contingente e a generare altre soluzioni e buone pratiche. Riteniamo che il contesto di senso che supera l’ottica del ricettario facile e spendibile subito, vada ricercato riferendosi alle teorie intorno a tre nuclei fondamentali quello di curricolo, di complessità e di differenziazione. 

Il Curricolo
Il curricolo si può considerare il cuore didattico del POF, quest’ultimo può essere paragonato a una sorta di piano regolatore E’ vero che il POF non risolve i problemi della quotidianità del fare scuola e dell’essere in classe, ma può rendere meno vago e fumoso l’orizzonte in cui l’insegnante si muove. Elaborare il curricolo significa pianificare occasioni di apprendimento in cui si integrano la prescrittività di competenze e contenuti ritenuti irrinunciabili e fondamentali a livello nazionale ed esigenze e bisogni  della comunità locale.Gli elementi che definiscono un curricolo sono: le competenze, la struttura dei contenuti, le modalità d’insegnamento apprendimento. Le competenze in uscita sono definite dal centro, esse costituiscono l’orizzonte in cui la scuola deve muoversi calibrandole sulle capacità e sulla storia personale degli alunni. La società in cui viviamo è caratterizzata da un’implementazione di conoscenze che sono rapidamente superate, neppure per gli specialisti più preparati è possibile tenere il passo con l’aumento vertiginoso delle conoscenze e informazioni. Questo pone una riconsiderazione di che cosa deve essere appreso e del modo in cui l’apprendimento avverrà, comporta, anche, la necessità di dover selezionare e scegliere che cosa insegnare e aver chiaro anche il perché insegnarlo. I contenuti  sono costituiti: dai nuclei essenziali, dalle idee irrinunciabili dalle strutture e concetti che danno unitarietà al sapere che il processo di conoscenza tende a frammentare e dividere, dalle domande di senso che l’uomo da sempre si è posto, a cui ha cercato di dare una risposta attraverso il sapere disciplinare, dai grandi temi culturali. Questi contenuti essenziali sono definiti dal centro, è affidata alla scuola, nell’elaborazione del curricolo, il compito di definire le esperienze di apprendimento, i percorsi perché di essi l’alunno abbia una comprensione durevole. La scuola definisce nel suo curricolo le caratteristiche dell’ambiente di apprendimento, individuando le soluzioni, le strategie che consentono alle discipline di trasformarsi in strumenti di promozione integrale dell’alunno. Questo incontro con le discipline può diventare formativo, non riducendo le distanze fra il soggetto che apprende  e l’oggetto del sapere, ma facendo incontrare le competenze che il soggetto ha con le risposte di senso che egli va cercando. Alla  luce di queste considerazioni un curricolo deve rinunciare alle pretese di esaustività e di sistematicità perincrementare le dimensioni della riflessività e dell’orientamento.
La complessità
Il documento delle Indicazioni è pervaso dal concetto di complessità che viene dalla lezione di Morin.Si parla nel documento di saperi non scissi, della necessità che la scuola guidi l’alunno a cogliere connessioni e interconnessioni, di unitarietà del sapere, è così accolta l’istanza di Morin che, facendo un’accurata analisi dello “status” odierno della scuola, ne evidenzia le difficoltà e le incongruenze. Lo studioso focalizza la sua attenzione sull’inadeguatezza dei nostri saperi, scissi per discipline in contrapposizione ai bisogni nel nostro tempo e a problematiche che si rivelano sempre più polidisciplinari, globali e planetarie.  Morin delinea puntualmente il “concetto di complessità” anche nelle sue forme attuative  nel momento, in cui afferma: “C’è complessità quando sono inseparabili le differenti componenti che costruiscono un tutto……….e quando c’è un tessuto interdipendente, interattivo e inter-reattivo fra le parti e il tutto e fra il tutto e le parti”.L’espansione incontrollata del sapere, non aiuta a far emergere una pedagogia della complessità. Così si esprime l’autore: “L’accrescimento ininterrotto delle conoscenze edifica una gigantesca torre di Babele, rumoreggiante di linguaggi discordanti. La torre domina perché noi non possiamo dominare i nostri saperi……………” La presenza di un’informazione sempre più estesa e difficilmente padroneggiabile a fronte di saperi sempre più specializzati, che rendono di competenza esclusiva di super-esperti problemi di importanza essenziale per la vita di tutti,  comportano quello che Morin definisce “un deficit di democrazia” che va di pari passo con l’indebolimento del senso di responsabilità." Ed è appunto contro questa torre di Babele che oggi la didattica della complessità deve cercare di dare una risposta. Tutto ciò pone il mondo della scuola di fronte alla necessità di affrontare una riforma dei saperi che affianchi alla tendenza a elaborare conoscenze sempre più specializzate, metodologie di insegnamento/apprendimento che favoriscano il superamento dell’eccessiva frammentazione e compartimentazione delle discipline e sviluppino un’attitudine generale a porre e a trattare i problemi e i principi organizzativi  che permettono di collegare i saperi e di dare loro un sensoCome tradurre in fatti il discorso sulla complessità?Allora quale caratteristica deve avere un curricolo per rispondere all’istanza del pensiero complesso?Per descrivere un curricolo centrato sulla didattica della complessità possiamo ispirarci al motto latino che affermava che si impara dalla vita, non dalla scuola, ci piace parafrasarlo per sostenere, invece, che "Schola ipsa  vita est". Un curricolo della complessità si fonda su itinerari apprenditivi dove i compiti autentici sono gli elementi fondanti del percorso educativo.  L’alunno ne coglie la connessione con  la vita reale, essi hanno una parte importante nell’apprendimento, che risulta così essere un intreccio di percorsi metacognitivi e percorsi di apprendimento significativo che favorisconocomprensioni durevoli e sviluppo di competenze trasversali. Il curricolo diviene così un percorso di vita, in quanto luogo di esperienza, di approfondimento e di studio di problemi che si ritengono significativi per i soggetti che li affrontano.
La differenziazione
In più punti delle Indicazioni si sottolinea e si ribadisce il concetto di classe come ambiente di apprendimento, l’importanza di creare il senso del Noi, la necessità di presidiare le relazioni e i legami d’interdipendenza positiva, l’urgenza della cura e dell’attenzione alla persona. Questa cura deve essere pensata non solo sul versante relazionale/emotivo, ma anche su quello della conoscenza.Prendersi cura del gruppo classe diventa pertanto l’impegno a imparare insieme, utilizzando l’apporto che ciascuno dà nel costruire conoscenza, partendo e promuovendo interazioni comunicative positive, sviluppando forme e modalità diapprendimento che valorizzano il lavoro di coppia, il tutoring fra pari e l’apprendimento cooperativo. Queste sottolineature del testo fanno emergere in modo significativo il concetto di curricolo come strumento di differenziazione. Concetto che non è nuovo, ma è alla base stessa del concetto di classe che si caratterizza proprio per la gamma di diversità in essa presenti, riconducibili a stili cognitivi, a tratti di personalità, a background familiari e culturali, a livelli di motivazione, a livelli di interesse, si potrebbe ancora continuare l’elenco degli elementi che fanno della classe un coacervo di diversità e differenze.Le differenze non sono certo una novità e neppure la consapevolezza del peso che esse hanno nel percorso educativo-didattico di ogni singolo alunno. La scuola da anni è impegnata nella ricerca di soluzioni che si confrontano con concetti di individualizzazione, personalizzazione,  piani individualizzati, piani personalizzati…Tutto questo dibattito dimostra come il problema di rispondere alle differenze che costituiscono la classe non è di facile soluzione.Il testo delle Indicazioni non può, né deve fornire soluzioni, ma disegna una cornice di senso che lancia una sfida alle scuole che è quella di costruire un curricolo quale strumento di differenziazione. La cornice di senso va cercata nel concetto di disciplina che emerge chiaramente nel documento e che è stata prima già accennata, quando si parlava di complessità. Il corpus delle discipline ha un suo valore non tanto per i contenuti, ma perché attraverso di essi promuove e potenzia la formazione di una persona e mira allo sviluppo delle capacità critiche, riflessive, creative che sono alla base  di un esercizio attivo della cittadinanza. Partendo da questo assunto, possiamo individuare due versanti che da tener presente nel discorso della differenziazione che sono quello dell’alunno e quello dell’insegnante e chiederci quali sono le caratteristiche che vanno a influire sul percorso che porta ogni alunno a un apprendimento significativo, a una comprensione profonda e al possesso di quegli strumenti che gli consentono di entrare a pieno titolo in una società democratica.Quattro sono  i fattori che vanno tenuti in considerazione:
·                                 Un apprendimento profondo e significativo avviene quando si configura complesso e sfidante, solo allora l’alunno raggiunge una buona competenza cognitiva, quindi questo comporta l’impegno a progettare percorsi di apprendimento complessi e che vanno a sfidare le conoscenze degli alunni .Differenziare vuol quindi dire rendere capaci gli alunni di appropriarsi delle grandi idee che sono alla base dei contenuti disciplinari o delle tematiche trattate, ma questo obiettivo è raggiungibile solo se gli insegnanti hanno chiaro ciò che è fondamentale, essenziale  nel percorso che hanno progettato.
·                                 L’alunno investe le sue energie cognitive ed emotive solo se percepisce e coglie l’importanza di quello che deve apprendere, solo se lo vede connesso con la vita reale. La differenziazione comporta in questo caso una grande attenzione a quei processi che stimolano l’alunno a dare significato alle idee, informazioni, abilità che sono essenziali in un percorso di apprendimento.
·                                 Si apprende più facilmente se la classe sostiene e valorizza le differenti modalità di apprendimento e l’alunno mostra attraverso compiti autentici e reali come sa usare ciò che sa. In una classe che  valorizza la differenziazione, è data grande importanza ai prodotti in cui si chiede agli alunni di rendere conto di cosa sanno fare del proprio sapere. Questi prodotti si configurano come progetti,soluzioni di problemi, valutazioni autentiche.
·                                 L’apprendimento è fortemente influenzato da come l’alunno si percepisce nella classe e da come percepisce la classe. Tutto ciò ha a che fare con la gestione e il clima della classe.Questo deve portare a riflettere sulle modalità di conduzione della classe sul tipo d’interazioni che si stabiliscono. Scelte apparentemente poco significative (sistemazione dell’arredo, modalità di distribuzione dei materiali, modalità di richiesta di aiuto, modalità d’ingresso e uscita dalla lezione, modalità attraverso cui si chiede o si dà ascolto, …) in realtà queste scelte sottendono una visione ben precisa della gestione della classe e fanno emergere chi è veramente responsabile del suo funzionamento.Alla luce di queste considerazioni, un curricolo, che fa della differenziazione lo strumento per prendersi cura degli aspetti relazioni e cognitivi dell’alunno, deve accettare la sfida di trovare soluzioni e metodologie per supportare ogni alunno nella comprensione di come le conoscenze si connettono con la vita di tutti i giorni. Deve rispondere al bisogno dell’alunno di essere riconosciuto ,accettato, di percepire come importante il proprio contributo, di capire lo scopo e la finalità del percorso che viene proposto, di essere sfidato nel suo sapere,  di essere messo alla prova nelle sue conoscenze.Un curricolo che dà risposte a questi bisogni non può non configurarsi che come strumento di differenziazione e si presenta come curricolo coinvolgente, impegnativo e con un buon scaffolding.Si tratta perciò di progettare percorsi che siano finalizzati a far arrivare i ragazzi al cuore delle discipline, quindi facciano acquisire agli alunni le comprensioni fondamentali, le grandi idee, che propongano itinerari di lavori che siano un po’ più avanti del livello di competenza, ma che prevedano un lavoro sostenuto, in cui ognuno si senta attrezzato rispetto a ciò che gli è proposto.Il discorso sulla differenziazione non può non fare accenno agli strumenti che sono propri  di una  didattica differenziata. Le risorse a disposizione sono varie e diversificate, tutte sottese dall’urgenza di dare una risposta al bisogno di partire dalle differenze per valorizzarle e per incrementare la potenzialità del soggetto che apprende .Sta alla competenza dei docenti scegliere e integrare in modo consapevole le differenti prospettive al fine di realizzare una proposta didattica flessibile, ricca e complessa. Faremo qui accenno ad alcune prospettive didattiche che vanno nell’ottica di una didattica attenta alle differenze che ogni alunno porta nella classe.
·                                 La didattica metacognitiva che accanto allo sviluppo dei processi che sono alla base dell’insegnamento, favorisce nel contempo una riflessione critica sul percorso di apprendimento, sulle risorse messe in campo, sulle potenzialità e nodi critici del proprio percorso.
·                                 La didattica che valorizza i differenti stili cognitivi che contempla nella progettazione dei percorsi i compiti diversificati che valorizzano gli stili apprenditivi di ogni alunno e nel contempo sollecitano  differenti potenzialità. Questo comporta un‘attenta pianificazione dei compiti e un adattamento dei materiali. Perché l’alunno possa incontrare compiti e materiali che non sempre sono in linea con il suo stile, ma che lo aiutano a potenziare strategie opportune di apprendimento.
·                                 La didattica per progetti che valorizza il problem solving e ilproblem posing.
·                                 La didattica cooperativa in cui è valorizzato il lavoro a coppie, il tutoring, il lavoro in gruppi cooperativi.
Chiara Dicorato


Le nuove regole per diventare insegnanti


Come si diventa insegnanti: ecco le nuove regole
Un anno di tirocinio per legare teoria a pratica
Attivazione solo in base alla necessità per evitare il precariato
Più inglese e competenze tecnologiche

disse Gelmini: "Si passa dal sapere al sapere insegnare. Con il nuovo tirocinio ci si forma soprattutto sul campo"
Cambia radicalmente la formazione iniziale degli insegnanti. Il Ministro Gelmini ha firmato il Regolamento sulla formazione iniziale dei docenti che si sviluppa, in particolare, su quattro grandi direttrici:
  • Il Tirocinio da svolgere direttamente a contatto con le scuole e col “mestiere” di insegnante, perché insegnare non può essere solo teoria ma anche pratica;
  • Il numero di nuovi docenti sarà deciso in base al fabbisogno. Fine dell’accesso illimitato alla professione che creava il precariato;
  • Con la fine del precariato sarà consentito ai giovani l’inserimento immediato in ruolo;
  • Lauree specifiche per ciascuna classe di abilitazione. Più inglese (necessaria la certificazione B2 in lingua inglese per abilitarsi) e nuove tecnologie, migliore preparazione per l’integrazione dei disabili.
“Oggi inseriamo un nuovo tassello nella riforma destinata a cambiare il nostro sistema scolastico - ha affermato il ministro Mariastella Gelmini - Un tassello fondamentale, perché riguarda la formazione iniziale dei futuri insegnanti. Prevediamo una selezione severa, doverosa per chi avrà in mano il futuro dell’Italia e sostituiamo alle vecchie SSIS un percorso di lauree magistrali specifiche e un anno di tirocinio coprogettato da scuole e università, concentrato nel passaggio dal sapere al saper insegnare”.

Il regolamento è il frutto del lavoro della Commissione presieduta dal professor Giorgio Israel, a cui è seguita un’azione di confronto con il mondo della scuola e delle associazioni per l’integrazione scolastica. L’obiettivo dei nuovi percorsi è garantire una più equilibrata preparazione disciplinare, didattica e pedagogica nel corso delle lauree magistrali e lo svolgimento di un anno di percorso, il Tirocinio formativo attivo, direttamente a contatto con le scuole.

Cambiano dunque le modalità per accedere all’insegnamento.

Con il nuovo sistema
  • per insegnare nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria
    • sarà necessaria una laurea quinquennale, a numero programmato con prova di accesso che consentirà di conseguire l’abilitazione per la scuola primaria e dell’infanzia;
    • sono rafforzate le competenze disciplinari e pedagogiche, è aumentata la parte di tirocinio a scuola ed è previsto un apposito percorso laboratoriale per la lingua inglese e le nuove tecnologie;
    • per la prima volta si è data specifica attenzione al problema degli alunni con disabilità, prevedendo che in tutti i percorsi ci siano insegnamenti in grado di consentire al docente di avere una preparazione di base sui bisogni speciali.


  • per insegnare nella scuola secondaria di primo e secondo grado
    • sarà necessaria la laurea magistrale ad hoc completata da un anno di Tirocinio formativo attivo;
    • è prevista una rigorosa selezione  per l’ingresso alla laurea magistrale a numero programmato basato sulle necessità del sistema nazionale di istruzione, composto da scuole pubbliche e paritarie;
    • l’anno di Tirocinio formativo attivo contempla 475 ore di tirocinio a scuola (di cui almeno 75 dedicate alla disabilità) sotto la guida di un insegnante tutor;
    • rispetto al percorso SSIS (Scuola di Specializzazione per l'Insegnamento Secondario), si prende il meglio di quella esperienza, evitando la ripetizione degli insegnamenti disciplinari, approfonditi già nella laurea e nella laurea magistrale, per concentrarsi sul tirocinio (incrementato), sui laboratori e sulle didattiche.
Con il vecchio sistema
  • per insegnare nella scuola dell’infanzia e in quella primaria bastava la laurea quadriennale a ciclo unico con test d’accesso al primo anno e la scelta, dopo un biennio comune, dell’abilitazione per la scuola primaria o per la scuola dell’infanzia;
  • per insegnare nella scuola secondaria di primo e secondo gradoerano necessarie la laurea magistrale e 2 anni di SSIS (Scuola di Specializzazione per l'Insegnamento Secondario).
Dalle SSIS al Tirocinio formativo attivo: si passa dal sapere al sapere insegnare
Chiudono le SSIS per le secondarie di primo e secondo grado e al loro posto si dà vita al Tirocinio Formativo Attivo della durata di un anno, terreno di incontro tra scuola e università. Durante il Tirocinio sarà dedicato ampio spazio all’approfondimento della didattica con esperienze sul campo che facilitino il passaggio dal sapere al sapere insegnare.

Tirocini: come e dove svolgerli. Il numero deciso in base al fabbisogno di insegnanti
In questo Regolamento è stato dato pieno riconoscimento al sistema nazionale dell’istruzione (formato dalle istituzioni scolastiche statali e paritarie), tanto nel coinvolgimento nei tirocini quanto nel calcolo dei fabbisogni del personale docente, e si inizia a prevedere la possibilità di svolgere tirocini anche nelle strutture di istruzione e formazione professionale dove è in  atto la sperimentazione dell’obbligo formativo e nei Centri per l’istruzione degli adulti.

Inoltre gli Uffici scolastici regionali organizzeranno e aggiorneranno gli albi delle istituzioni scolastiche accreditate che ospiteranno i tirocini sulla base di appositi criteri stabiliti dal Ministero, evidenziandone buone prassi e specificità. Gli USR avranno anche funzione di controllo e di verifica sui Tirocini. Sino alla costituzione degli albi, le Università scelgono liberamente le scuole, di concerto con gli USR che mantengono compiti di vigilanza.

Il consiglio di corso di tirocinio, che prevede la presenza di scuola e università, ha compiti di coordinamento e di progettazione e rappresenta il terreno di incontro e di raccordo tra le due realtà.

Le commissioni di abilitazione prevedono un equilibrio tra scuola e università e un peso determinante del tirocinio e della prova didattica sul voto di abilitazione.

L’anno di tirocinio prevede forme di interazione e coprogettazione del percorso tra istituzioni scolastiche e atenei. E’ stato previsto uno specifico spazio di laboratori destinati ad approfondire quanto viene fatto in classe.

Formazione insegnanti di sostegno
È previsto che la formazione dei docenti per il sostegno sia posta in capo alle università, pur prevedendo la possibilità di specifici accordi con gli enti del settore, in attesa di una futura classe di concorso che qualifichi il servizio.

Percorsi di specializzazione CLIL
Sono previsti percorsi di specializzazione per il CLIL (insegnamento nella scuola secondaria di secondo grado di una materia non linguistica in lingua straniera).

Rivista la classe di abilitazione strumento musicale
Il sistema Afam concorre a pieno titolo alla formazione iniziale dei docenti nelle classi di abilitazione di propria competenza. In particolare è stato rivisto il percorso di abilitazione per lo strumento musicale.

Regime transitorio
Tutti i vecchi laureati potranno conseguire l’abilitazione per la secondaria di primo e secondo grado accedendo, dietro il superamento delle prove di accesso (test preselettivo, esami scritti e orali), all’anno di Tirocinio formativo attivo a numero programmato, che potrà essere attivato da questo anno accademico. Per l’accesso al percorso è valorizzato il servizio svolto a scuola, il dottorato di ricerca e l’attività svolta in università.

Il regolamento sulla Formazione iniziale, dunque, punta a raggiungere quattro obiettivi:
  1. focalizza nella formazione iniziale non solo le materie tradizionali ma l’acquisizione di alcune competenze trasversali: seconda lingua inglese e competenze di didattica attraverso le nuove tecnologie;
  2. sostituisce al sistema SSIS strutture più snelle, concentrate sull’incontro e sulla coprogettazione tra istituzioni scolastiche e università evitando autoreferenzialità, costi per il sistema e per gli studenti e abbreviando di un anno il percorso di abilitazione per la scuola secondaria;
  3. prevede una programmazione dei numeri in grado di evitare la proliferazione del precariato;
  4. prescrive una rigorosa selezione del futuro personale docente.
Con successivo decreto si stabiliranno le lauree magistrali relative al secondo ciclo dell'istruzione, per seguire il percorso di cambiamento del secondo ciclo e delle relative classi di concorso

Sintesi dell'assemblea del Coordinamento delle scuole di Roma del 6/12/12


Sintesi dell'assemblea del coordinamento delle scuole di Roma che si è tenuta oggi al liceo Dante.

1) il coordinamento ha rilanciato come primo momento importante la manifestazione al Miur il 13 dicembre alle 15.00 contro il concorso 
truffa, che, dopo le parole del ministro della funzione pubblica Patroni Griffi sulla "gestione" dei 260.000 precari dell'amministrazione pubblica (130.000 della scuola) attraverso concorsi stabili e attraverso una proroga dei contratti di lavoro a tempo determinato oltre i 3 anni, appare sempre di più come uno strumento per nascondere i tagli nella scuola pubblica statale in un contesto di totale assenza di finanziamenti e per selezionare tra precari e creare di conseguenza una guerra tra poveri; il tutto inserito in una distruzione dei diritti dei lavoratori della scuola che è evidentemente comune agli altri settori lavorativi. 

In merito al concorso si è poi fortemente ribadito l'appello agli insegnanti di ruolo a fare ostruzionismo contro la procedura concorsuale rifiutandosi di dare la propria disponibilità come sorveglianti e/o altro nel corso delle prove, tampinando di mail le scuole sedi del concorso.

Il 13 saremo tutti insieme, docenti e studenti e chiunque riusciamo a coinvolgere, per far capire che nonostante il concorso vada avanti come un treno, comunque le componenti della scuola alzano la testa e 
continuano a protestare contro un disegno più generale di svilimento del corpo docente e di tutto il mondo della scuola. Ad una politica di scontro generazionale opponiamo la nostra COMUNE difesa della scuola 
pubblica bene comune.

Sempre per il 13 si è poi parlato della coreografia da fare al ministero: l'idea è quella ironica di fare il 
quizzone a Profumo, Monti e tutto il governo; perciò formuliamo tutti qualche quesito, stile concorsone (li trovate sul sito del miur), portiamo enigmistiche, penne e altro da lanciare.

2) Il coordinamento ha poi rilanciato per domenica 16 dicembre l'assemblea nazionale delle scuole in mobilitazione d'italia e che si terrà qui a Roma (sede e orario ancora da definire, ma si sapranno entro domani) con lo scopo, oltre a quello di parlare dellla situazione delle varie mobilitazioni in Italia, di:

- creare e strutturare un coordinamento nazionale delle scuole, che sia presente costantemente per vigilare sulla situazione della scuola e sui provvedimenti politici ad essa destinati, nell'immediato, nell'imminente e delicata fase preelettorale e ad elezioni avvenute. no all'innalzamento dell'orario di lavoro (questione da tenere costantemente sotto controllo), no alla ex legge aprea che sembra al momento insabbiata chiaramente per motivi di propaganda elettorale, no ai tagli, si ad un necessario rifinanziamento ecc.) 

-lanciare una grande manifestazione nazionale della scuola all'inizio del prossimo anno, che sia un momento fondamentale della lotta in difesa della scuola statale e dei diritti dei lavoratori, una prova tangibile della forza e del movimento della scuola che non molla e prosegue!!! 

-proposte varie di mobilitazione

-discutere e riflettere su alcuni punti fondamentali, emersi già oggi al Dante: la creazione di sottocommissioni nei vari coordinamenti d'Italia, che inizino a lavorare intorno ad essi. (oggi si è parlato parecchio della possibilità di riflettere per gruppi sulla nostra idea di scuola, sulla figura del'insegnante, sul suo ruolo e sulle eventuali forme di formazione e valutazione (terreno spinoso...), sul reale orario lavorativo dei docenti che è imprescindibile dal tema del salario, sulla necessità di comunicare con i lavoratori di altri ambiti per andare aldilà della retorica demagogica degli insegnati che lavorano solo 18 ore, et alia).

3) Il coordinamento ricorda inoltre che lo stesso 16 dicembre si terrà anche il convegno organizzato da "Per la scuola della costituzione", incontro importante e complementare alla mobilitazione del coordinamento delle scuole, al quale lo stesso coordinamento di Roma parteciperà con alcuni rappresentanti e invita anche gli altri coordinamenti che saranno presenti all'assemblea a Roma a fare lo stesso. 

L'assemblea si porrà come un momento di confronto e riflessione tra le diverse realtà d'Italia del movimento della scuola che esiste e resiste e che, consapevole di essere oggetto di un attacco comune contro i diritti fondamentali del lavoro, si apre a tutti i lavoratori dei diversi ambiti.

4) Il rappresentante degli studenti del Dante ha poi proposto un sit-in (che si potrebbe pensare come 
preparatoria alla manifestazione nazionale di inizio anno) in piazza per far declamare alcuni testi scelti, pezzi della storia della nostra scuola democratica, laica e libera.

Valentina Cannavale