Scuola: intervista al Pedagogista Benedetto Vertecchi


«Questo sistema educativo produce frantumazione sociale, prevale una logica aziendale che ci riporta indietro di decenni»
Il professor Benedetto Vertecchi, come qualunque autorità della pedagogia sperimentale dotata di una prospettiva storica non sclerotizzata sul presente - insegna all'Università Roma Tre - è sempre «contento» quando gli studenti protestano. «Ma se manca la politica, non si va da nessuna parte».

Il suo è un giudizio sul governo Monti?Semplice. La Gelmini non aveva la più pallida idea di cosa fosse la scuola, e il ministro Profumo, che una certa idea dovrebbe averla visto che si spaccia per un «tecnico» e ha fatto pure il professore, dimostra di non sapere cosa significa sviluppare un sistema scolastico che è sull'orlo del fallimento. Al massimo si limita a bombardarci di luoghi comuni.

Quali?Spacciano la tecnologia come fosse la palingenesi della scuola, per esempio. Mentre altri paesi si stanno interrogando sull'invasività di internet nella vita dei ragazzi, ad uso e consumo delle grandi aziende, noi enfatizziamo un uso delle tecnologie che non ha niente a che vedere con la cultura. I paesi con i sistemi scolastici più avanzati stanno imponendo l'idea che il grosso del processo educativo deve passare attraverso l'esperienza nella scuola, togliendo forza all'utilizzo di quei feticci tecnologici che in realtà portano alla distruzione di un altro tipo di tecnologia nelle aule. Una volta nelle scuole c'erano strumentazioni chimiche e raccolte natualistiche, oggi invece solo monitor.

Non sarà questa l'unica critica al governo dei tecnici.
No, ma questo è l'inganno cui siamo sottoposti: la chiamano modernità, mentre stanno cercando di lasciare il segno con ben altri provvedimenti.

Come il tentativo di allungare l'orario di lavoro dei docenti?La questione degli orari è ridicola, il punto è che la scuola dovrebbe essere aperta tutto il giorno, ma non si può confondere l'orario di funzionamento della scuola con l'orario delle lezioni dei professori, io a scuola ci metteri gli orti per far restare i ragazzi fino a sera... La proposta di far lavorare i prof sei ore in più è da incompetenti in assenza di un nuovo patto per riorganizzare il funzionamento delle scuole in questa direzione, ma servono fondi e non tagli.

Profumo si è felicitato perché quest'anno gli iscritti alle scuole professionali hanno superato quelli dei licei. Cosa ne pensa?Mah... Lui è contento anche davanti a centinaia di migliaia di precari che si iscrivono a un concorso che riserverà loro solo una manciata di posti di lavoro, ogni volta che parla mi vengono i dolori allo stomaco. In Italia abbiamo una dispersione scolastica molto alta, non c'è ancora una interpretazione rigida dell'obbligo scolastico (14 o 16 anni?) e gli iscritti all'università sono in calo rispetto al resto d'Europa. La verità è che siamo in una situazione pre fallimentare.

Però gli studenti tornano a farsi sentire.E io sono contento. Però so anche che ce ne sono altri che sono tutelati dalle loro famiglie, quelli che vanno nelle scuole migliori, o che possono andare a studiare all'estero. Qui stiamo facendo un'operazione di frantumazione sociale, torniamo indietro di decenni facendo prevalere una logica aziendale.

Il problema, forse, è che le mobilitazioni fino ad ora si sono dimostrate incapaci di modificare a proprio vantaggio i rapporti di forza, e non solo quelle degli studenti.La responsabilità più grande è quella delle forze politiche democratiche, avrebbero il sacrosanto dovere di incanalare forme di proteste prepolitiche trasformandole in politica attiva, trasformando così il disagio in proposta di cambiamento effettivo. Invece, al massimo, si corre dietro a una logica di rattoppi che di per sé non potrà mai ricostruire un sistema educativo degno di questo nome. Nel '68 si sono fatti passi avanti ma direi più sul terreno individuale che collettivo, dopo un periodo in cui la distanza tra le classi sociali sembrava diminuita adesso siamo al punto che il divario tra privilegiati e no sta diventando nuovamente abissale. 

In effetti, mai come nel mondo della scuola, nonostante il tanto agitarsi, si ha la sensazione che in realtà non si muova foglia.Questo è il fatto preoccupante. Mi viene in mente Raffaello Lambruschini, il pedagogista del Risorgimento, lui diceva che i ragazzi li avrebbe presi con sé a studiare dai 3 fino ai 18 anni, perché l'origine familiare era deleteria... Quello che ancora oggi non si vuole capire è che la scuola va totalmente ridisegnata per diventare un modello di riferimento educativo in completa autonomia dai mercati. In Francia ci stanno provando, parlano di rifondazione scolastica. Da noi, niente. In Finlandia, altro esempio, le scuole non chiudono mai. Venti anni fa c'era il più alto tasso di suicidio giovanile, adesso quel paese è diventato un modello di riferimento. Questa è la strada da seguire.
 INTERVISTA - LUCA FAZIO 
fonte: il manifesto

Movimento 5 stelle, alcune idee sull' Istruzione


Lavoro Docente: alcune proposte sulla valorizzazione


Sul tema si stanno interrogando in tanti, ciascuno fornendo la propria ricetta. 
preferiamo agire con metodo.
Prendere la bozza di un documento abbastanza buono, condividerlo con voi, e ragionare nel merito delle questioni.
Quella che segue era la bozza di un documento sulla condizione docente elaborato dalla rivista Scuola Democratica. Ci serva da canovaccio di discussione.
Va aggiornata, elaborata, condivisa e discussa.
VI chiediamo di farla girare e di venirla a commentare, a integrare e a discutere
 sulla pagina di 


Sulla base del presupposto, ampiamente dimostrato da molti studi e ricerche, nonché dai dati dell'Ocse, secondo cui 
  1. aumentare la retribuzione dei docenti della scuola pubblica è il mezzo migliore per incentivare la qualità della scuola;
  2. un miglior livello di istruzione è un fattore di sviluppo, innovazione e competitività economica;
  3. la strada più rapida per uscire da una crisi economica è potenziare cultura, conoscenza e formazione;
a fronte delle gravissime tendenze in atto nella società e nel governo atte a proseguire nello smantellamanto dell'istruzione pubblica e nella svalutazione della professione dell'insegnamento, già avviate dai governi e dai ministri precedenti;

riproponiamo, con alcuni aggiustamenti, il documento che avevamo elaborato nel 1999 sulla valorizzazione della funzione docente. Si tratta di una b0zza su cui aprire la discussione per affrontare casi particolari, dettagli, precisazioni, ma una bozza che si fonda su due punti a nostro parere irrinunciabili.


Il PRIMO PASSO dovrebbe essere il riconoscimento giuridico e la formalizzazione contrattuale di tale professione (completamente assente dal CCNL vigente). Ciò significa  inanzitutto pervenire ad un'adeguata quantificazione giuridicamente e contrattualmente definita della funzione e delle modalità organizzative in cui si esplica. Proponiamo:
  • orario di servizio di 36 ore per i docenti che scelgono il tempo pieno, così suddivise:
    • diciotto ore di didattica (che sono le sole attualmente retribuite, mentre il resto, fumosamente determinato sotto la voce giuridicamente discutibile "obblighi di servizio", continua ad aumentare di anno in anno).
    • diciotto ore di altre attività istituzionali riconosciute e retribuite:
      • alcune di queste saranno da trascorrere a scuola la mattina e/o il pomeriggio in orari indicati dal docente o concordati con gli altri interessati (es.: progettazione di percorsi formativi, programmazione collegiale, valutazioni quadrimestrali e finali, dialogo con le famiglie, uscite didattiche, recupero, integrazione, ecc.);
      • altre potranno essere svolte liberamente in altri luoghi (es.: programmazione individuale, valutazione elaborati, ricerca, aggiornamento, ecc.).
Dato che sull'argomento c'è molta confusione (orario di lezione confuso con l'orario di lavoro), occorre precisare con molta chiarezza che:
  • buona parte dei docenti già svolgono di fatto il tempo pieno, anche se questo evidente dato (del resto, richiesto a chiare lettere dal CCNL) non è per nulla riconosciuto e quantificato giuridicamente né tantomeno economicamente retribuito;
  • non solo; essi sono i protagonisti principali, con la loro dedizione, di tutte le innovazioni che hanno in questi ultimi anni modificato profondamente il sistema formativo pubblico italiano, elevandolo già ora ad un notevole livello qualitativo;
  • ancora, negli ultimi anni gli impegni connessi allo svolgimento della funzione docente sono esponenzialmente aumentati;
    • rimandiamo su tali argomenti (orario effettivo di lavoro in costante aumento e rapporto inversamente proporzionale con la retribuzione) ad un intervento fondamentale in materia, non certo di parte: l'articolo "Tutte le voci che compongono la busta paga dell'insegnante" di Domenico Cucchetti, pubblicato sul supplemento "L'esperto risponde" n. 94 de Il Sole - 24 ore del 1993 (dati ripresi in seguito da molte altre pubblicazioni);
    • rimandiamo anche (sull'esigenza improrogabile di aumentare le retribuzioni degli insegnanti in ragione di quanto sopra) all'intervento dell'allora ministro della Pubblica Istruzione, Giancarlo Lombardi, apparso il 28 dicembre 1995 sul Corriere della sera con il titolo "Salari più alti ai docenti - la scuola rischia l'agonia" (tema ripreso e sviluppato da molti altri studiosi dei sistemi formativi);
  • le attività suelencate NON sono da introdurre; esse sono già svolte, come conferma anche il profilo professionale contrattualmente richiesto dalla normativa contrattuale vigente;
  • ciò che invece il contratto dovrebbe formalmente riconoscere è il fatto che l'orario di servizio del docente è di 36 ore (si tratta di una formale media al ribasso: molti di noi fanno anche 50-60 ore a settimana) e che la retribuzione deve essere comparata a tale orario effettivo di servizio.
Proponiamo inoltre l'istituzione di un orario a tempo parziale che si configuri sulla base della specificità della professione e potrebbe essere organizzato in questo modo:
  • nove ore di didattica;
  • nove ore di altre attività istituzionali riconosciute e retribuite:
    • alcune di queste saranno da trascorrere a scuola la mattina e/o il pomeriggio in orari indicati dal docente o concordati con gli altri interessati (es.: progettazione di percorsi formativi, programmazione collegiale, valutazioni quadrimestrali e finali, dialogo con le famiglie, uscite didattiche, recupero, integrazione, ecc.);
    • altre potranno essere svolte liberamente in altri luoghi (es.: programmazione individuale, valutazione elaborati, ricerca, aggiornamento, ecc.).
Naturalmente, tale orario di servizio dovrebbe essere reso obbligatorio per chi svolge la libera professione per rispondere alla duplice esigenza di non privarsi, da un lato, del prezioso apporto di tali professionisti e di non creare, d'altro canto, una sottocategoria di docenti impegnati a mezzo servizio che per evidenti motivi non possono dedicare il loro tempo a tutte le attività connesse e funzionali all'insegnamento (e altrettanto irrinunciabili) di una cattedra a tempo pieno.

In SECONDO LUOGO, occorre procedere ad una maggiorazione retributiva generalizzata per tutti i docenti con contratto a tempo indeterminato che abbiano superato il periodo di prova e scelgano l'orario di servizio a tempo pieno, con adeguamento agli standard europei, come risultano dalle tabelle allegate:  

  • tendenzialmente tale retribuzione dovrà essere pari circa al 30% in più rispetto a quella attuale per tutte le posizioni stipendiali, al fine di adeguare la retribuzione degli insegnanti italiani agli standard europei;
    • tale maggiorazione retributiva realisticamente potrebbe andare a regime entro la scadenza del prossimo CCNL;
    • contestualmente, entro la stessa data si dovrà provvedere alla graduale estinzione di quelli che eufemisticamente sono definiti compensi delle attività aggiuntive, la cui soppressione è auspicabile poiché si configura come un veromonstrum giuridico offensivo per la categoria:
      • evidentemente ciò di cui auspichiamo la soppressione è il cosiddetto "Fondo dell'istituzione scolastica", dietro cui si nasconde un profilo di illegittimità: si tratta molto semplicemente di pagamento a cottimo, a prezzo da manodopera a bassissimo costo e superdequalificata, di attività che il docente già svolge (anche perchè fanno parte del suo profilo professionale), ma che non sono adeguatamente retribuite, non configurano progressione economica, non sono pensionabili, ecc.; beh! il nostro modesto parere è che qui ci troviamo in un campo molto delicato, di violazione dei diritti dei lavoratori, di violazione degli stessi diritti umani, con il consenso (questo è davvero sconcertante) degli stessi rappresentanti sindacali, che di quei diritti dovrebbero essere i difensori;
      • ad onor del vero va detto che il "Fondo di incentivazione" fu introdotto come strumento transitorio per arrivare all'istituzionalizzazione contrattuale di un compenso accessorio per i docenti, che avrebbe dovuto avere ben altre caratteristiche di quelle che ora possiede il "Fondo"; ma si trattò di promesse che non hanno mai avuto attuazione;
  • altrettanto realisticamente a decorrere dal periodo di validità del prossimo contratto di categoria (da rinnovare subito) dovrebbe essere possibile reperire le risorse per destinare ai succitati docenti (con contratto a tempo indeterminato che abbiano superato il periodo di prova e scelgano l'orario di servizio a tempo pieno) una maggiorazione retributiva pari a circa un terzo dell'adeguamento agli standard europei (cioè il 10% in più dell'attuale retribuzione):
    • nella fase transitoria potrebbero essere soppressi i  "lauti" compensi relativi alle attività funzionali all'insegnamento; tali attività infatti devono essere retribuite in modo giuridicamente più corretto, con la maggiorazione retributiva da noi proposta;
    • dovrebbero invece essere mantenuti nella stessa fase, finché le nuove retribuzioni non siano a regime, i  compensi relativi alle attività aggiuntive di insegnamento (corsi di recupero, ecc.);
      • tutti gli insegnanti che scelgono il tempo parziale potrebbero godere dell'attuale retribuzione con orario e tempo-cattedra dimezzati;
      • per i docenti nell'anno di prova e per i docenti con contratto a tempo determinato si potrebbe studiare una maggiorazione retributiva più contenuta, o in alternativa mantenere in vigore tutti i compensi per le attività aggiuntive di qualsiasi tipo.

Post scriptum.
Obiettare che c'è la crisi, che non ci sono risorse, che altre categorie stanno peggio è del tutto fuori luogo. Le risorse ci sono, il fatto è che vengono sistematicamente occultate o sprecate, con l'evasione e l'elusione fiscale, con la corruzione e con la criminalità organizzata.
Inoltre, proprio nel settore pubblico vi sono retribuzioni (in primis, tra i funzionari pubblici, gli amministratori, i politici, ecc.) che creano notevoli diseguagliaze e intaccano l'essenza stessa della democrazia  e dello stato di diritto. Il nesso tra democrazia ed equità delle retribuzioni lo ha spiegato bene Nadia Urbinati in unintervento molto importante su La Repubblica.
Infine, la nostra proposta servirà precisamente a risolvere la crisi con misure davvero efficaci, innescando un circolo virtuoso ("Niente cultura, niente sviluppo" ha giustamente scritto qualche tempo fa Il Sole /24 Ore, ribadendo il concetto in altri interessanti articoli), che non si può certo ottenere con politiche recessive che inseguono la crisi e non ne raggiungono mai la fine, come Achille con la tartaruga nel paradosso di Zenone.
(Scuola Democratica)

Tabella 1 stipendi scuola elementare
Tabella 2 stipendi scuola elementare
Tabella 3 stipendi scuola superiore

Da
Stati della Scuola - Piattaforma libera di discussione e condivisione sui temi della scuola
(PER COMMENTARE E INTEGRARE FATELO NELLA PAGINA DEGLI STATI DELLA SCUOLA SENNO' DISPERDIAMO I COMMENTI)

Contributo volontario dei genitori alle Scuole


In questa pagina trovi notizie su:

- Le novità introdotte dalla Circolare n. 312 del 20.3.2012
- Contributo volontario: cosa è
- Si può fare a meno di pagarlo?
- È vero che è obbligatorio solo alle superiori?
- Contributo genitori e cassa scolastica
- Il patto scuola-famiglia e la proposta dell’A.Ge. Toscana
- Erogazioni liberali e detraibilità
- Cosa può fare il Consiglio d’istituto
- Le FAQ


Le novità della Circolare n. 312/12

Pare impossibile, ma con due snelle pagine su "Contributi scolastici delle famiglie" il Ministero dell'Istruzione ha fatto piazza pulita di tante prassi poco trasparenti attuate da scuole di tutta Italia e ha riconfermato, punto per punto, ciò che noi sosteniamo da anni: che il contributo delle famiglie è volontario e non obbligatorio; che è detraibile; che va usato con trasparenza; che i genitori possono finalizzare il loro contributo; che non ci si possono pagare le spese amministrative.

Purtroppo sui viaggi d'istruzione (e non 'gite scolastiche') quali  ampliamento dell'offerta formativa e perciòdetraibili, ancora non ci si intende. Ma noi ovviamente non demordiamo, così come continueremo a visionare i bilanci che ci verranno inviati e a fare consulenza ai genitori, per far sì che queste indicazioni vengano effettivamente attuate nelle scuole.

Altro aspetto non di poco conto, è che la Circolare prevede che le scuole debbano rendicontare l'utilizzo del contributo volontario e che le famiglie possano finalizzarne l'uso a progetti specifici, ma non si parla di consultare i genitori per stilare criteri e priorità di utilizzo.

Contributo volontario: cosa è

Il contributo volontario dei genitori ha radici antiche, quando alcuni Regi Decreti, tuttora vigenti, stabilirono che le scuole dotate di personalità giuridica potevano chiedere un contributo ai genitori per le spese di laboratorio.

A memoria nostra è sempre accaduto che le scuole –anche quelle non dotate di personalità giuridica- chiedessero un contributo alle famiglie, giustificandolo con spese varie sostenute a favore dell’alunno (cartellino di riconoscimento, libretto delle assenze, assicurazione ecc.) e in genere glissando sul fatto che tale contributo era del tutto volontario.

L’attuale normativa legittima in pieno questa prassi, stabilendo che “la riscossione delle rette, delle tasse, dei contributi e dei depositi di qualsiasi natura, poste a carico degli alunni, è effettuata anche mediante il servizio dei conti correnti postali” e che (art. 9 del Regolamento di contabilità per le scuole dell’autonomia, D.I. 1.2.2001 n. 44)“Il personale della scuola, i genitori e gli studenti partecipano al processo di attuazione e sviluppo dell'autonomia assumendo le rispettive responsabilità” (art. 16 del Regolamento dell’autonomia scolastica, D.P.R. 8.3.1999 n. 275).

È buona pratica che le scuole al momento delle iscrizioni chiedano ai genitori un contributo per le spese di didattica per l’anno successivo (cartoncini, pennarelli, dotazioni informatiche, contratti con esperti; un po’ meno bene: fotocopie), ma questo deve avvenire con la massima trasparenza.

Si può fare a meno di pagarlo?
È vero che è obbligatorio solo alle superiori?

In anni recenti le cronache hanno riferito di presidi che si sono rifiutati di consegnare la pagella a chi non aveva pagato, ma si è trattato di un abuso.
Occorre fare chiarezza: sono obbligatori soltanto 1) il premio per l’assicurazione e 2) le tasse e i contributi richiesti per la frequenza delle classi 4a e 5a superiore, in virtù dell’attuale normativa sull’obbligo scolastico. Per il resto i Consigli di circolo e di istituto possono dare solo indicazioni e ciascuna famiglia è libera di pagare di più (succede) e anche di meno.
È bene precisare che per le ultime due classi delle superiori le tasse scolastiche sono a beneficio dello Stato (€ 6,04 per la tassa di iscrizione, € 15,13 per le tasse di frequenza e di ritiro diplomi), mentre l’entità dei contributi è fissata dai singoli Consigli di istituto e può variare di molto da una scuola all’altra e soprattutto da un comune all’altro.

I genitori che desiderano incidere sugli importi consigliati o fissati dalla scuola devono rivolgersi ai genitori eletti in Consiglio e in particolare al Presidente.

Contributo genitori e cassa scolastica

Spesso i genitori fanno confusione fra il contributo che versano alla scuola all’atto dell’iscrizione e quello che invece affidano al rappresentante di classe (la cosiddetta cassa scolastica).
Va detto che la cassa scolastica viene spesso utilizzata per finalità vietate dalle leggi di contabilità di Stato, ossia per l’acquisto di beni al di fuori del bilancio ufficiale della scuola (la cosiddetta “gestione fuori bilancio”). Ovviamente non c’è nulla di male se le mamme si accordano per fare un dono alla scuola, però se si tratta di un dono di una certa entità questo deve risultare da una comunicazione scritta da sottoporre all’approvazione del Consiglio di circolo o di istituto. Inoltre è del tutto inopportuno consegnare al rappresentante di classe la lista del materiale da acquistare.

Il patto scuola-famiglia e la proposta dell’A.Ge. Toscana

Ormai è dimostrato che sono proprio le scuole che dialogano più apertamente con le famiglie a ottenere la più alta adesione alle richieste di fondi. La scuola è tenuta a rendere conto in Consiglio di istituto e nei Consigli di classe -e se possibile anche sul sito internet della scuola- su come sono stati utilizzati i finanziamenti delle famiglie. Deve poiascoltare il parere dei genitori su come utilizzare i fondi raccolti, visto che ormai da tempo sono proprio le famiglie i principali sponsor delle scuole.

Così facendo la scuola si garantirà entrate sufficienti per ampliare l’offerta formativa e consentirà alle famiglie di detrarre il loro contributo dalla dichiarazione dei redditi.

Erogazioni liberali e detraibilità

La legge 2 aprile 2007, n. 40 ammette la detraibilità delle "erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, statali e paritari (...) finalizzate all'innovazione tecnologica, all'edilizia scolastica e all'ampliamento dell'offerta formativa". Ma se la scuola utilizza quei fondi per gli stipendi o per le spese di pulizia la detrazione non spetta più.

Ecco cosa dice l’Agenzia per le Entrate: “A partire dal 2007 sono detraibili dall’imposta sul reddito, nella misura del 19%, le erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, finalizzate all'innovazione tecnologica, all'edilizia scolastica e all'ampliamento dell'offerta formativa.

La detrazione spetta a condizione che il versamento di tali erogazioni sia eseguito tramite banca o ufficio postale ovvero mediante carte di debito, di credito e prepagate, assegni bancari e circolari ovvero mediante altri sistemi di pagamento. 
Coloro che hanno effettuato le donazioni di cui sopra non possono far parte del consiglio di istituto e della giunta esecutiva delle istituzioni scolastiche. Sono esclusi dal divieto coloro che hanno effettuato una donazione per un valore non superiore a 2.000 euro in ciascun anno scolastico. 

Per le imprese, sempre a decorrere dal periodo d’imposta 2007, è prevista la possibilità di dedurre le predette erogazioni, nel rispetto delle condizioni sopra indicate, fino al 2% del reddito d’impresa dichiarato e comunque nella misura massima di 70.000 euro annui”.

Cosa può fare il Consiglio d’istituto

Anche prima della Circolare n. 312/12, vi sono prese di posizione del Ministero e una casistica di rilievi da parte dei Revisori dei conti sul fatto che non è legittimo utilizzare il contributo dei genitori per le spese di funzionamento. Ci sono scuole che si attengono da sempre a questo criterio di corretto utilizzo delle risorse, altre che invece motivano con le difficoltà di bilancio e comunque una normativa specifica non c’è, per cui è comunque auspicabile che i Consigli di circolo e di istituto di tutte le scuole, se non lo hanno ancora fatto, chiedano la puntuale applicazione della Circolare 312 o, meglio ancora, deliberino che il contributo volontario deve essere destinato unicamente all’ampliamento dell’offerta formativa.

Il Consiglio può anche stabilire una quota omnicomprensiva per tutto l’anno scolastico, con la quale pagare l’assicurazione e finanziare tutte le attività formative, comprese le gite. In questo modo il contributo potrà essere integralmente detratto dai genitori, senza distinzioni fra contributo volontario e, ad esempio, viaggi d’istruzione.

Alcune Agenzie delle Entrate obiettano infatti che non si può parlare di erogazione liberale quando c’è una prestazione corrispettiva (es: assicurazione, gite) e che quindi la detrazione non spetta. Se invece è il Consiglio a stabilire il modo migliore per soddisfare il fabbisogno formativo di tutti gli alunni viene a mancare la diretta corrispondenza contributo-prestazione e le famiglie possono detrarre tutto ciò che hanno versato.

Per sostenere il servizio di consulenza dell'AGe Toscana clicca qui

Ultimo aggiornamento ( Martedì 16 Ottobre 2012 21:08 )

fonte: AGE Toscana

Genitori: risposta ai Professori sulle 24 ore


Contumelie, lettere fiume, sfoghi amari: indubbiamente con la questione delle 24 ore di lezione per i professori abbiamo toccato un nervo scoperto. Senz’altro sono emersi il malessere di tanti professionisti della scuola e i rapporti non sempre idilliaci con le famiglie. State zitti, ci hanno detto alcuni, altri invece hanno chiesto con insistenza una nostra risposta. Soprattutto c’è stato chi ha riconosciuto l’importanza di un dialogo con le famiglie e qualcuno addirittura ha chiesto di aprire uno spazio di confronto comune sul tema grande che è la scuola (per vedere gli interventi clicca qui e leggi a fondo pagina).

Come genitori di AGe Toscana rispondiamo volentieri e necessariamente in modo sintetico, sia per rispetto di chi legge, sia perché il tema è troppo vasto perché si possa dire tutto in una volta sola. Il presupposto da cui ci muoviamo è che la scuola è un bene di tutti e che occorre convogliare lì tutte le risorse disponibili, per il futuro dei nostri giovani e dell’intero Paese. Ecco dunque, per punti:

6 ORE PER LE SUPPLENZE? La nostra proposta è chiara: abbiamo parlato di aggiornamento professionale, di ore di recupero per gli studenti in difficoltà e di interventi di alfabetizzazione degli alunni extracomunitari e anche di laboratori, di corsi di approfondimento e di viaggi d’istruzione. Un’altra grave falla da colmare sarebbe quella delle uscite anticipate, delle entrate in ritardo, dello smistamento degli alunni nelle classi, cioè quello che accade quando un insegnante si ammala e non è possibile chiamare subito il supplente. Sono ore di scuola preziose che i nostri figli perdono senza possibilità di recupero.

Quanto alle supplenze, occorre dire che si tratta di una proposta del Governo e non nostra (la nostra attenzione si è appuntata piuttosto sul taglio di 47,5 milioni di Fondo d’istituto e sul sentirsi offesi dei professori), ma non possiamo nascondere come il rapido avvicendarsi di insegnanti anche per supplenze brevissime o, peggio, dividere le classi o ridurre l’orario di lezione, sia considerato un grave danno per i propri figli anche dagli stessi docenti/supplenti/genitori. Quindi, in nome della qualità dell’insegnamento e con la libera adesione del singolo docente, già presente a scuola, sarebbe possibile garantire una migliore offerta formativa semplicemente aumentando le risorse per le ore eccedenti in sostituzione dei colleghi assenti; questo ovviamente rivolgendosi a tutto il personale docente in servizio, sia temporaneo che a tempo indeterminato.

6 ORE IN PIU’ A PARITA’ DI STIPENDIO? Non abbiamo detto questo, in quanto si tratta di un problema che non è di competenza dei genitori ma del Governo e dei sindacati.

6 ORE PERCHE’? Basta leggere Tuttoscuola Focus per scoprire che il sottosegretario Rossi Doria non esclude affatto l’aumento a 24 ore, solo che adesso i tempi non sono maturi. Siamo infatti sotto elezioni e nessun partito sottoscriverebbe una simile scelta. Però il voto è dietro l’angolo e già si vocifera cosa accadrà poi: perché non approfittarne per fare una seria riflessione sulla scuola?
Alcuni insegnanti che ci hanno scritto hanno fatto alcune proposte interessanti, come ad esempio far emergere il lavoro non immediatamente visibile degli insegnanti, a tutto vantaggio della credibilità dell’intera categoria; qualcuno è stato così sincero da ammettere che ci sono sì insegnanti interamente dediti alla scuola, che lavorano fino a 50 ore alla settimana, ma che non sempre in tutti i casi è così.

CORREGGERE I COMPITI C’è chi di compiti ne corregge davvero tanti e alcuni professori hanno avanzato la proposta di retribuire la correzione dei compiti in proporzione all’impegno.
Alcuni suggeriscono di farlo direttamente a scuola; interessante la motivazione: “Così potrei usare la carta della scuola, il toner della scuola, il telefono della scuola”.

DI TASCA NOSTRA Sono incredibili alcune delle testimonianze che ci sono giunte: pare che alcuni docenti si debbano addirittura pagare il pasto quando accompagnano la classe in gita. E poi materiali, fotocopie, tutto di tasca propria. Queste affermazioni trovano conferma in quanto riferiscono i genitori: a qualunque proposta certe scuole rispondono che non ci sono i fondi. Numerosi genitori ci hanno riferito qualcosa di simile: qualunque sia la richiesta o la proposta, il ritornello è sempre lo stesso, “Non ci sono i soldi”, anche se poi a saper guardare in certe scuole le risorse ci sono eccome. A questo proposito la nostra posizione come AGe Toscana è molto semplice: le risorse sono lì per essere spese per la didattica e noi continueremo a batterci per questo.

RICEVIMENTO GRATIS Curiosa questa espressione, che ricorre più volte: forse che il ricevimento dei genitori non rientra nella funzione docente? Come si può serenamente affermare che è sufficiente tenere il ricevimento generale una volta a quadrimestre?

CI OFFENDE Questa affermazione ci è veramente spiaciuta e ancor di più che ci si scandalizzi a essere paragonati con le maestre di infanzia e primaria. Chi ha detto che aver a che fare con un bambino autistico o incapace di comprendere la nostra lingua sia più facile che tenere una lezione di latino? e le maestre che insegnano inglese non hanno forse 6 o 7 classi e non debbono forse anche loro preparare le lezioni e correggere i compiti?

L’aspetto di rilievo è che le nostre scuole dell’infanzia e primaria sono un’eccellenza nel mondo. Forse sarebbe opportuno rivalutarne alcuni aspetti, come: i tempi più distesi per l’apprendimento, che non è solo disciplinare; l’ampio spazio dato agli aspetti relazionali e di cittadinanza; la programmazione di team.

Paghiamole di più, queste maestre, perché non è giusto che si sentano di serie B, come esse stesse non esitano a dichiarare. Insieme alla diversità di pedagogia e ai numeri spesso eccessivi, la disparità di trattamento economico e di considerazione sociale fra gli insegnanti dei vari ordini di scuola è uno dei motivi principali per cui tanti istituti comprensivi non decollano e restano meri ‘contenitori vuoti’ (l'espressione non è nostra, sono stati definiti così da numerosi relatori in occasione del convegno a tema organizzato dalla Regione Toscana nell’ottobre scorso).

IL BIDELLO NO Ci pare poco carino, comunque assecondiamo la richiesta di molti professori e paragoniamoli con il Direttore s.g.a. Stipendio di poco superiore a quello dei professori, 36 ore, responsabilità civili, penali e contabili al cui confronto la responsabilità verso gli alunni in gita impallidisce (basti pensare che un certificato rilasciato privo di bollo gli può costare fino a 3.662,31 euro di multa), soddisfazioni professionali ben più limitate che non aiutare giovani vite a formarsi: che dovrebbe dire? Non per fare il conto della serva, ma i professori hanno fra gli stipendi più alti della scuola italiana, straordinari meglio pagati, un orario ridotto che consente loro di organizzare il proprio lavoro in modo flessibile, i mesi estivi liberi soprattutto se non sono impegnati nell’esame di Stato.

Nessuno nega che a casa i professori debbano preparare le lezioni, aggiornarsi, correggere i compiti; che a scuola abbiano, oltre alle ore di lezione, impegni collegiali, commissioni, ricevimento dei genitori (ma questo anche gli altri docenti). Ricordiamo il recente dibattito apparso su alcune riviste scolastiche: è giusto che si contino all'interno delle 40 ore di attività funzionali all'insegnamento, quelle svolte nei periodi di sospensione dell'attività didattica?

Noi abbiamo fatto mere constatazioni, non espresso giudizi. Abbiamo evidenziato le contraddizioni dei politici, che decidono sulla scuola senza conoscerla e tagliano con indifferenza 47,5 milioni di euro dal Fondo d’istituto. Siamo rimasti feriti da tante brutte parole che ci sono state rivolte e che avrebbero potuto essere evitate.

I VOSTRI SINDACATI Ci dispiace, ma l’accusa di essere schierati politicamente siamo costretti a rinviarla al mittente. Noi curiamo gli interessi di genitori e alunni, per cui da buoni toscani chiediamo conto ai potenti di ciò che a nostro avviso non va. Basta avere la pazienza di scorrere i nostri interventi e si capisce che di responsabili della pubblica istruzione ne abbiamo risparmiati pochi o nessuno: dalla Moratti a Fioroni, dalla Gelmini all’assessore toscano Targetti.

Buon ultimo il ministro Francesco Profumo, che a febbraio ebbe la cattiva idea di festeggiare il decennale del Forum Nazionale dei Genitori sottovoce e a porte chiuse. Nell’occasione registrammo le sue belle parole a proposito della partecipazione dei genitori a scuola e adesso gli chiediamo: Caro Ministro, quando pensa di celebrare la Giornata Europea dei Genitori e della Scuola 2012? si sbrighi per favore, siamo a dicembre…

MA VOI DOVE ERAVATE? Ecco, questo è veramente curioso: sono anni che ci battiamo per una scuola migliore, di qualità, e quasi sempre ci siamo trovati soli. La battaglia per il contributo volontario detraibile e interamente destinato alle attività didattiche l’abbiamo portata avanti per anni e se nel marzo scorso è finalmente uscita la circolare ministeriale 312, che sanciva per la prima volta tutto questo, molto si deve a tante nostre prese di posizione.

Come sappiamo, non si può parlare di miglioramento dell’offerta formativa se non ci sono risorse e cioè senza fondo d’istituto e contributo volontario dei genitori. Pochi giorni fa abbiamo protestato per il taglio del fondo d’istituto; più volte in passato siamo dovuti intervenire per difendere il contributo volontario dagli utilizzi più impropri: dalla tassa sui rifiuti al pagamento degli stipendi, dalle visite fiscali al mancato versamento da parte dello Stato dei crediti vantati dalle scuole.

Abbiamo denunciato gli eccessivi tagli della “riforma Gelmini” quando ancora eravamo in tempo per raddrizzare il tiro, ben due anni prima che i docenti salissero sui tetti dei Provveditorati per protestare; ci siamo battuti contro i mega-istituti comprensivi, le classi pollaio, i tagli, gli accorpamenti selvaggi, le ditte di pulizia che non puliscono,abbiamo raccolto 5000 firme contro la riforma degli organi collegiali e ottenuto il reintegro dei rappresentanti di classe e che gli esterni non abbiano diritto di voto: a noi domandate dove eravamo?

INSEGNO LA NETIQUETTE E LA ESIGO, MA LA VOSTRA ARROGANZA E IMPUDENZA MERITANO ALMENO QUESTO Non abbiamo studiato pedagogia, siamo semplici genitori, però una cosa la sappiamo: togliere arbitrariamente la qualifica di soggetto di diritti ad altri esseri umani è la radice di tutte le violenze. Non c’è bisogno di scomodare il popolo ebreo e l’olocausto, basta vedere cosa succede negli stadi quando il tifoso della parte avversa smette di essere una persona e diventa un’etichetta: lo juventino, il romanista, il laziale…

Ben volentieri ci apriamo al confronto
 e senz’altro pubblicheremo sul nostro sito tutti coloro che vorranno intervenire in modo costruttivo per ragionare insieme di scuola. Basta scrivere a info@agetoscana.it per essere pubblicati.

Tutti noi abbiamo urgenza di una proposta articolata che valorizzi tutte le risorse disponibili e garantisca il successo formativo dei nostri giovani.
Insieme, come cittadini, dobbiamo dire ai nostri governanti che la scuola è strategica per il futuro del Paesee che da questa complessa revisione del sistema Italia impostaci dalla crisi dovranno uscire le risorse per valorizzarla e rilanciarla. Serve la considerazione sociale, ma non basta: occorre rimboccarsi le maniche insieme, superare le divisioni e dare alla scuola le risorse per volare.

PS In questo momento i nostri soci e amici di AGe Argentario stanno aiutando la gente di Maremma che ha perso tutto a causa dell'alluvione a risollevarsi dal fango e dalla disperazione. Poiché come noto fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce, riportiamo qui il nostro appello a dare un contributo, anche piccolo, di solidarietà. Come già lo scorso anno ad Aulla, gli aiuti raccolti saranno consegnati fino all'ultimo euro immediatamente nelle mani delle famiglie in difficoltà. Tutte le spese saranno a carico della nostra Associazione. Grazie.

Il Quadro dei Titoli accademici Italiani


I Ministri dell’istruzione superiore dei Paesi europei partecipanti al Processo di Bologna hanno deciso nel 2005 di realizzare il Quadro dei titoli per lo Spazio europeo dell’istruzione superiore (Qualifications Framework for the European Higher Education Area - QF for the EHEA).
Il Quadro si articola nei tre cicli principali dell’istruzione superiore, come definiti dal Processo di Bologna e presenta tutti i titoli rilasciati per ciascun ciclo, con riferimento al numero dei crediti Ects e ai risultati di apprendimento (Descrittori di Dublino).
Il Quadro dei titoli dello Spazio europeo vuole favorire una più corretta comprensione e comparabilità dei titoli dei differenti sistemi nazionali d’istruzione superiore. Inoltre il Quadro vuole presentare l’intera offerta formativa europea agli studenti di tutto il mondo.
Ogni Paese si è quindi impegnato a realizzare un proprio Quadro nazionale dei titoli (National Qualifications Framework - NQF) che, per quanto riguarda l’istruzione superiore, é impostato sugli standard del Quadro dei titoli per lo Spazio europeo dell’istruzione superiore.


Studiare in Italia


"Studiare in Italia" è un utile strumento di informazione per gli studenti che desiderano frequentare in Italia corsi universitari di primo, secondo e terzo ciclo.
Il sito "Studiare in Italia" è un progetto del MIUR, realizzato congiuntamente dal CIMEA della Fondazione Rui e dal CINECA

DSA: pagina del MIUR dedicata

 All'interno del sito del MIUR è stata dedicata ai DSA una pagina web. In essa è possibile visionare, oltre all'intera normativa in materia, schede di approfondimento e documentazione degli interventi didattici attivati dalle scuole, come il Piano Didattico Personalizzato. Sono inoltre riportati i recapiti dei referenti regionali del MIUR per i DSA e gli indirizzi dei CTS. 

 Vai alla pagina DSA del MIUR