Canzoni di Natale in inglese per bambini, più di 300 con testo e video cantato

Più di 300 canzoni di Natale corredate di testo e video con musica. Il sito suddivide le canzoni in ordine alfabetico oppure in varie tipologie:

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Differenze tra Legge Aprea e legge 953


Una tabella chiara che permette il confronto sinottico tra il testo iniziale Aprea e il testo attuale della 953 al vaglio del Senato, uno strumento utile per farsi un'opinione mentre si continua a straparlare di "legge Aprea" (di Osvaldo Roman)


Norme per l’autogoverno delle scuole statali, il punto di vista di Osvaldo Roman


La settima Commissione della Camera si accinge a discutere e ad approvare in sede legislativa un testo che affronta la riforma degli organi collegiali delle scuole statali. Sono stati molto criticati, da una serie di personalità e da organismi che si occupano con particolare impegno della vita e del funzionamento del nostro sistema di istruzione, sia le modalità con cui si va a questo appuntamento, discussione e approvazione in Commissione invece che in Aula, sia sui suoi contenuti, che non si discosterebbero molto da quelli presenti nella proposta Aprea del 2008 (A.C. n 935).

Le argomentazioni di tali critici non hanno ricevuto, a mio parere, una adeguata attenzione e sono state troppe le omissioni e non giustificabili i silenzi presenti negli interventi che si sono pronunciati in queste settimane a favore della nostra iniziativa e di tale testo di riforma.

Si è di conseguenza creata, in specie per il PD, una situazione che non può esserci consentita in una fase come quella che attraversiamo nel rapporto con larghi settori del mondo della scuola e della cultura.

Mi sembra che si sia finora data l’impressione, limitandoci spesso a declamare formule generali circa la correttezza della nostra impostazione che colloca tale riforma dentro il più generale disegno costituzionale di riassetto del sistema di istruzione (Titolo V e Federalismo), di non volersi misurare con significative critiche di merito.

Quasi una dimostrazione di altezzosità nei confronti di posizioni che si soffermerebbero a criticare dettagli insignificanti quando sono in gioco scelte riformatrici di grande valore strategico riguardanti la natura e l’assetto dell’organizzazione statale.

Ora, se è vero che fra le posizioni critiche, che si sono espresse di recente sul testo approvato in Commissione della Camera in sede referente, molte hanno quella matrice culturale ed ideologica che nel passato ha portato al rifiuto dell’assetto ordinamentale prefigurato per l’Istruzione dal Titolo V della Costituzione e di conseguenza al rigetto di ogni ipotesi di ordinamento regionalista dello Stato, è pur vero che non tutti i nostri critici si collocano su tali posizioni.

Molti di loro, magari in un lontano passato, hanno ritenuto un vergognoso compromesso volto ad ingabbiare la spinta innovatrice delle lotte studentesche del ’68, quello stesso assetto degli organi collegiali nati nel 1974, che ora pretendono di difendere di fronte alla proposta in discussione.

E’ certamente vero che non tutti i nostri critici, ad esempio, sono disponibili a riconoscere l’infondatezza delle loro critiche all’innovazione introdotta con l’autonomia scolastica.

Molti di coloro che oggi rifiutano il nuovo assetto proposto per il governo degli organi collegiali, non sono disposti a riconoscere che l’autonomia delle scuole, lungi dal produrre un processo di privatizzazione della scuola, ha rappresentato in questi anni il suo più valido strumento di difesa contro una politica spregiudicata che operava concretamente per la privatizzazione dell’istruzione con il taglio delle strutture materiali e degli organici della scuola statale, per favorire l’istruzione affidata ai privati.

Noi, però, dobbiamo avere la consapevolezza che, anche se oggi queste posizioni non sono rappresentative del malessere molto diffuso che si vive nella scuola, non possiamo comunque porre pregiudiziali ideologiche e dobbiamo dialogare distinguendo, sulle singole scelte concrete, le posizioni di chi ritiene necessario realizzare una partecipazione democratica nella scuola degli studenti, dei genitori e del personale che vi opera, e che riconoscendo il ruolo delle autonomie locali nel suo governo, vuole porre rimedio allo stato di crisi in cui si trova ormai da anni il sistema partecipativo nato nel 1974, da quelle di chi di tali questioni non si occupa e che al riguardo non ha e non ha mai avuto niente da proporre.

Molto si è detto sul fatto che la richiesta della sede legislativa in Commissione limiterebbe la leggibilità democratica di un cambiamento epocale che riguarda una realtà che esiste da circa 40 anni.

A questo riguardo è forse opportuno ricordare che nel corso del 2009 presso la VII Commissione della Camera si sono svolte  una serie di audizioni che hanno avuto per protagoniste le principali Associazioni che operano nel mondo della scuola di cui riportiamo in allegato (1) i documenti ufficiali con le rispettive valutazioni. La FLC-CGIL in particolare formulò un impegnativo documento di analisi (2). 

Il PD ha chiesto l’avvio di una nuova serie di audizioni sul nuovo testo.

Per quanto riguarda il dibattito e l’elaborazione delle proposte di riforma non si può inoltre ignorare che la XIV legislatura, dal 2002 al 2005, fu particolarmente impegnata su tali materie sia pur con esiti alla fine fallimentari.

Il dibattito e l’iniziativa svoltisi nella XIV Legislatura presero due direzioni. Da una parte il Governo Berlusconi tentò di sostituire, con il Decreto legislativo del 27 dicembre 2003, il decreto legislativo n 233, che nel 1999 (3) il Ministro Berlinguer aveva predisposto e fatto approvare per la riforma degli organi collegiali territoriali e nazionali, conseguente all’entrata in vigore dell’autonomia scolastica e alla riforma, decentramento, del MIUR.

Dall’altra in sede parlamentare si confrontarono alla Camera numerose proposte di legge di riforma degli organi collegiali di Istituto. Un testo della maggioranza approdò persino in Aula nel marzo del 2002 per essere poi rinviato in Commissione dove non ebbe più un seguito conclusivo. Le principali posizioni allora a confronto si possono rivisitare nella tabella che proponiamo nell’allegato (4).

Il fallimento dei tentativi di riforma prodotti dalla maggioranza e dall’opposizione e perfino la mancata entrata in vigore del DL.vo 233/1999 ebbero come principale causa il fatto che tutte queste elaborazioni non si misuravano adeguatamente con il nuovo assetto dei poteri legislativi e amministrativi introdotto nel 2001 dal nuovo Titolo V della Costituzione.

Le proposte presentate in questa legislatura, come si può agevolmente rilevare prendono le mosse da quella elaborazione che vedeva i due schieramenti parlamentari su posizioni molto distanti su una serie di importanti scelte.

Molto si è detto criticamente sul fatto che il testo attualmente in discussione presso la VII Commissione della Camera rappresenterebbe un sostanziale accoglimento delle scelte presenti nel testo presentato dall’on. Aprea.(A.C. n. 935: Norme per l'autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico dei docenti).

Per quanto riguarda questa critica si può dimostrarne facilmente la totale infondatezza rinviando ad un puntuale confronto che chiunque sgombro da motivazioni pregiudiziali o strumentali può effettuare direttamente sui testi (5).

Si possono sinteticamente elencare le differenze fra quel testo e quello attualmente all’esame della Commissione, rilevando che:

- a partire dal titolo il nuovo Pdl si riferisce solamente alle scuole statali;

- il nuovo articolo 1, a differenza di quanto prevedeva il testo iniziale, a partire dal titolo, coinvolge, nel perseguimento delle finalità educative delle istituzioni scolastiche, il ruolo delle autonomie locali e risulta in gran parte riscritto con un richiamo non solo all’art.117 della Costituzione ma anche con un richiamo alle norme che regolano l’autonomia scolastica (art. 21 della legge 15marzo 1997 n,59 e il DPR. 275/99) che rappresentano, con le altre disposizioni di cui alla legge in oggetto, le norme  generali, nel rispetto delle quali potrà essere esercitata l’autonomia statutaria delle scuole; 

- la possibilità di trasformare le scuole in Fondazioni prevista all’art. 2 del testo Aprea scompare totalmente;

- il Consiglio dell’autonomia è presieduto da un genitore e non più dal Dirigente scolastico;

- i componenti esterni del Consiglio non sono più un rappresentante degli enti locali e un numero indefinito di esperti, ma sono definiti nel numero (non possono essere più di due) e sono e indicati nel Regolamento tra gli appartenenti alle realtà culturali, sociali, produttive, professionali e dei servizi;

- il nuovo testo prevede che la rappresentanza dei genitori e dei docenti nel Consiglio sia paritetica;

- nel nuovo testo non trova più posto il Capo II riguardante l’autonomia finanziaria delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie. Le risorse finanziarie, umane e strumentali, secondo quella parte del PDL Aprea, si sarebbero dovute trasferite confusamente a livello regionale e di fatto nel Bilancio dello Stato sarebbero dovute rimanere solo le spese riguardanti il funzionamento e le competenze dell’amministrazione centrale. Secondo tale impostazione  ogni scuola statale o paritaria anche di nuova istituzione  avrebbe potuto ricevere una quota del bilancio statale, comprendente le retribuzioni dei docenti e del personale, corrispondente alla quota capitaria. Le scuole di fatto si sarebbero potute istituire o cessare di funzionare solo per decisione delle famiglie. Sarebbe così cessato di esistere (violato) quel compito costituzionale della Repubblica di istituite scuole statali di ogni ordine e grado (art 33 c.2);

- nel nuovo testo non trova più posto neppure il Capo III riguardante lo stato giuridico, le modalità di formazione iniziale e il reclutamento, di fatto una chiamata diretta dei docenti. Spariscono  così tutte quelle pericolose, quanto velleitarie, proposte riguardanti l’articolazione su tre livelli della funzione docente, l’associazionismo professionale inteso come sostituto, più che come surrogato, delle organizzazioni sindacali e l’abolizione delle rappresentanze sindacali unitarie a livello delle singole scuole.

Nel nuovo testo appaiono, invece norme, che non risultano neppure accennate nel testo dell’on. Aprea. Esse riguardano:

a) la costituzione di Reti e di Consorzi a sostegno dell'autonomia scolastica (art. 10). Infatti è previsto che le istituzioni scolastiche autonome, nel rispetto dei requisiti, delle modalità e dei criteri fissati con Regolamento adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, e di quanto indicato nel decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999 n. 275, articolo 7, possano promuovere o partecipare alla costituzione di reti, consorzi e associazioni di scuole autonome che si costituiscono per esercitare un migliore coordinamento delle stesse. 

E solo in tale cornice che le Autonomie scolastiche possono ricevere contributi da soggetti pubblici e privati, (fondazioni, associazioni di genitori o di cittadini, organizzazioni non profit), finalizzati al sostegno economico della loro attività, per il raggiungimento degli obiettivi strategici indicati nel piano dell'offerta formativa e per l'innalzamento degli standard di competenza dei singoli studenti e della qualità complessiva dell'istituzione scolastica, ferme restando le competenze degli organi collegiali territoriali.

b) la definizione degli organismi territoriali e nazionali per la rappresentanza istituzionale delle scuole autonome (Capo II. Art. 11).

Il Consiglio Nazionale delle Autonomie Scolastiche, composto da rappresentanti eletti rispettivamente dai dirigenti, dai docenti e dai presidenti dei consigli delle istituzioni scolastiche autonome é istituito dal MIUR con un regolamento adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sentite le Commissioni parlamentari. Tale Consiglio, che vede la presenza anche di rappresentanti della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, delle Associazioni delle Province e dei Comuni e del Presidente dell'INVALSI, è un organo di partecipazione e di corresponsabilità tra Stato, Regioni, Enti Locali ed Autonomie Scolastiche nel governo del sistema nazionale di istruzione. Esso è altresì organo di tutela della libertà di insegnamento, della qualità della scuola italiana e di garanzia della piena attuazione dell'autonomia delle istituzioni scolastiche. In questa funzione esprime l'autonomia dell'intero sistema formativo a tutti i suoi livelli e si configura come un organo dell’amministrazione scolastica statale. Per questo motivo lo strumento previsto per la sua realizzazione è il Regolamento governativo che dovrebbe però, a mio parere, realizzarsi con l’impiego del comma 2 della legge n.400/88.

La costituzione degli organismi collegiali e locali è invece demandata alla legislazione regionale che  in attuazione degli articoli 117, 118 e 119 della Costituzione definisce strumenti, modalità ed ambiti territoriali delle relazioni con le autonomie scolastiche e per la loro rappresentanza in quanto soggetti imprescindibili nell'organizzazione e nella gestione dell'offerta formativa regionale, in integrazione con i servizi educativi per l'infanzia, la formazione professionale e permanente, in costante confronto con le politiche scolastiche nazionali e prevedendo ogni possibile collegamento con gli altri sistemi scolastici regionali.

Conseguentemente si prevede che le Regioni istituiscano con proprie leggi la Conferenza regionale del sistema educativo, scolastico e formativo, e ne stabiliscano la composizione e la durata.

Della Conferenza, che svolge attività consultiva e di supporto nelle materie di competenza delle regioni, o su richiesta di queste, esprimendo pareri sui disegni di legge attinenti il sistema regionale, la legge statale in questione ne stabilisce le funzioni esercitando in tal modo quella regolamentazione di principio che la Costituzione prevede sulle materie su cui è attribuita alle Regioni la potestà legislativa concorrente.

Analogo procedimento viene riservato alla costituzione delle Conferenze locali che rappresentano il luogo del coordinamento tra le istituzioni scolastiche, gli Enti locali, i rappresentanti del mondo della cultura, del lavoro e dell'impresa di un determinato territorio.

Il progetto di legge per la prima volta in tal modo attua correttamente le disposizioni costituzionali del nuovo Titolo V superando quelle difficoltà che nella XIV legislatura avevano bloccato sia il Decreto 233/99 sia il successivo Decreto della Moratti. La competenza legislativa da parte dello Stato, legittimamente invocata per una legge di principio sugli organi collegiali territoriali, viene finalmente  applicata tenendo conto della potestà legislativa concorrente in materia di istruzione, e di quella esclusiva in materia di istruzione e formazione professionale delle Regioni. Vengono in tal modo accolte le istanze espresse dalla Conferenza Unificata nel pronunciamento con cui nel gennaio 2004 bocciava la proposta governativa di riordino degli organi collegiali territoriali.

c) La conferenza di rendicontazione a livello di scuola (art.8) è un’altra innovazione importante non prevista nel progetto Aprea. Con tale strumento il Consiglio dell’autonomia sulle materie devolute alla sua competenza e, in particolare, sulle procedure e gli esiti dell'autovalutazione, promuove annualmente una conferenza di rendicontazione, aperta a tutte le componenti scolastiche ed ai rappresentanti degli enti locali e delle realtà sociali, economiche e culturali del territorio.

Se quelle indicate sono le novità e le differenze più significative esistenti tra il testo in discussione in Commissione e quello presentato nel 2008 dall’on. Aprea, differenze e novità che non possono essere trascurate, come purtroppo è avvenuto sinora da parte di chi ha malvisto la proposta, non si possono ignorare le critiche che riguardano i contenuti reali della proposta.

Credo che quelle contenute nel documento sottoscritto da varie Associazioni e Comitati per la scuola pubblica siano già state oggetto di un incontro ufficiale con i parlamentari del PD.

In questa occasione voglio entrare, con una riflessione personale, nel dibattito che tale documento ha aperto nel mondo della scuola.

Ritengo che si debba in ogni caso avere presente che dopo quasi un quarantennio di esperienza degli OO.CC e dopo il manifestarsi della più acuta crisi della partecipazione non sono molte (quelle note, o comunque rappresentate da chi oggi esprime il dissenso) le proposte per la realizzazione di nuove e incisive forme di autogoverno.

Si sostiene criticamente che “la distinzione tra funzioni di indirizzo e di gestione determina uno svuotamento delle funzioni di quello che ora è chiamato Consiglio di istituto e un accentramento di potere nelle mani del dirigente”.

Si tratta forse della più antica proposta di modifica del sistema partecipativo nato nel 1974, pronunciata già molti decenni prima dell’entrata in vigore dell’autonomia scolastica. Oggi credo che possa essere riconosciuta la facoltà di ritenere che tale scelta, qualora ben rappresentata, come mi sembra accada nel testo in questione, non comporti necessariamente tale temuto accentramento di poteri.

Si sostiene che “vengono stravolti i criteri di rappresentanza delle componenti che vivono e lavorano nella scuola: scompaiono i consigli di classe, i rappresentanti di classe, le assemblee e i comitati dei genitori, le assemblee degli studenti, i rappresentanti del personale tecnico e amministrativo”. 

Mi pare invece che con  un Consiglio composto da 9 a 13 componenti e la pariteticità di docenti e genitori, per la prima volta affermata nella scuola secondaria superiore, la rappresentanza di genitori, docenti e studenti risulti chiaramente prefigurata. Con la presenza variabile del numero degli esterni(1 o 2) anche la rappresentanza del personale ATA  dovrebbe essere riproposta. 

Si sostiene che “saranno i singoli Consigli dell'autonomia a prevedere norme al riguardo nei regolamenti di istituto, senza alcun vincolo, senza stabilire che tipo di rappresentanza, quali poteri, quali meccanismi di nomina, quale agibilità all'interno della scuola”.

La composizione e le modalità di funzionamento degli organi interni sono materia statutaria e potranno avere anche un carattere anche più incisivo di quello che caratterizza l’ esistente. Forse è il caso di mettersi a studiare per favorire la predisposizione dei nuovi regolamenti e delle ipotesi di Statuto. Il diritto di riunione di studenti e genitori regolamentato dallo Statuto e dal Regolamento potrebbe essere sancito più direttamente dalla legge con un richiamo esplicito al DPR 449/98 che continua ad essere in vigore.

Si ritiene che l'autonomia statutaria delle singole scuole “rappresenti un passaggio davvero eccessivo se pensiamo che l'autonomia statutaria è riconosciuta ai Comuni, cioè all'ente territoriale che rappresenta l'intera comunità e che esprime i suoi organi di governo attraverso elezioni a suffragio universale”.

In realtà si deve avere presente che le prerogative dell’autonomia statutaria sono esercitate nell’ambito delle norme generali sull’istruzione stabilite nella legge e sono esercitate nel quadro della normativa statale che regola l’autonomia scolastica e che regolamenta l’assetto costituzionale in materia di istruzione.

Si ritiene anche che “l'autonomia che ne deriva non è quella che serve alla scuola: un'autonomia didattica e organizzativa in grado di valorizzare le competenze educative dei docenti, le forme di autogoverno che coinvolgono in modo attivo e non formalistico tutte le componenti che vivono nella scuola, i legami con le opportunità educative e la realtà sociale del territorio. Sarà invece un'autonomia fondata sulla separazione, l'autoreferenzialità e la parcellizzazione, un'autonomia centrata su un dirigente scolastico nominato dall'alto, un'autonomia più attenta alle logiche aziendali (competizione e mercato) che al progetto educativo e ai bisogni sociali.”

Occorre essere onesti al riguardo perché l’autonomia delle scuole è già stata nel passato oggetto di molte contumelie e catastrofiche previsioni. Doveva essere, (vi ricordate!) la via e lo strumento per la privatizzazione della scuola pubblica e invece ne ha rappresentato un fondamentale strumento di difesa quando alla privatizzazione si è puntato davvero con la politica dei tagli e della dequalificazione condotta dal governo Berlusconi. Non ci sembra oggi opportuno che si ripetano quegli stessi errori di valutazione che non sono serviti a difendere in questi anni la scuola pubblica.

I critici che oggi accusano il Pd di favorire l’approvazione di una riforma che si abbatte sul sistema scolastico senza dare ascolto alle sue componenti e di adottare in tal modo lo steso metodo della Moratti, della Gelmini, ovvero il metodo di Berlusconi, dovrebbero a mio parere ponderare meglio il grave significato di tali accuse. 

A mio parere non si tratta di mancanza di ascolto ma di diversità di valutazioni su scelte politiche che potranno essere misurate nel loro autentico valore e significato solo alla prova dei fatti che io auspico molto vicina ed impegnativa. Si dovrebbe unanimemente convenire sul fatto che la situazione attuale non aiuta la partecipazione democratica e che l’inserimento della scuola in un processo di cambiamento della sua governance territoriale, secondo l’assetto prefigurato dal nuovo Titolo V della Costituzione, può facilitarne un suo rilancio. Al riguardo sarebbe opportuno guardare con maggiore attenzione alle norme quadro previste nel Capo II della proposta di legge che, attivando la legislazione regionale su materie che le appartengono, favoriscono il processo di più generale  attuazione del Titolo V.

Da quello che conosco e pratico, il PD é un partito non virtuale, forse pieno di contraddizioni, ma organizzato e operante su tutto il territorio nazionale. Mi sembra strano che non siano state raccolte ed esaminate le proposte che da molti anni vengono discusse in convegni (vedi la Seconda sessione del Forum Nazionale del 14-15 gennaio 2011 che ha trattato proprio i problemi del rilancio, del governo e della rappresentanza nelle Autonomie scolastiche) e in numerose iniziative pubbliche che si sono svolte in tutto il paese, che fino a prova contraria rappresentavano sedi qualificate di partecipazione e di rappresentanza del mondo della scuola.

In particolare nella realizzazione e nella difesa dell’autonomia scolastica mi pare che il PD si sia sempre confrontato apertamente senza infingimenti. Chi lo ha criticato con argomenti che non hanno retto alla prova dei fatti non torni a ripetersi in quest’ occasione.

Note

50 poesie di Natale in inglese per bambini

Fifty Christmas Poems for Children by Florence B. Hyett ottime per potenziare il lessico.


Giorgio Israel e le "Pillole del Sapere"

Adesso sembra che la vera questione sia diventata se le "pillole del sapere" durino 3 minuti o 13. Come se, nel caso in cui fossero della durata di 13 minuti (a un costo comunque mirabolante) tutto tornasse a posto.
E quasi nessuno dice che il vero problema è un altro, che rimane intatto, indipendentemente dal fatto che le pillole durino 3, 13, o 133 minuti:
PERCHE' MAI IL MINISTERO SI METTE A SPENDERE SOLDI PER PRODURRE MATERIALE DIDATTICO? DOVE SIAMO? IN UN REGIME TOTALITARIO, IN CUI LA CULTURA SCOLASTICA E' PRODOTTA DIRETTAMENTE DALLO STATO? 
Si occupi il ministero di fare il FACILITATORE (lui sì, non gli insegnanti...) della scuola e lasci i competenti, i produttori di libri, i dirigenti scolastici, gli insegnanti, a occuparsi dei contenuti della scuola. 
E ora aggiungiamo questa considerazione:


Analisi del periodo, Albero della Frase

Strumento didattico flash interattivo per imparare l'analisi del periodo, valido per la scuola secondaria di I grado e le ultime classi della scuola primaria.

Vedi l'Albero della Frase

Lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano da parte dei DOCENTI INCAZZATI

Noi siamo conservatori
lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Se essere conservatori significa
1) riaffermare la propria dignità contro il fango che ogni giorno ci viene gettato addosso:
2) opporsi al tentativo di aumentare l'orario di servizio di 6, 4 o anche 2 ore, che rappresentano un carico di lavoro insostenibile per una categoria il cui orario di lezione è solo una parte del servizio effettivamente svolto
3) resistere al tentativo di svalutare la scuola nei suoi fondamenti culturali e sociali attraverso progetti sciagurati e devastanti come l'abolizione del valore legale del titolo di studio e l'eliminazione di un anno di corso nella secondaria di secondo grado, ma anche attraverso la cancellazione o la drastica riduzione di discipline centrali per la formazione di cittadini consapevoli;
4) opporsi alla sempre più sistematica sottrazione di risorse alla scuola pubblica a vantaggio della scuola privata
5) salvaguardare i diritti acquisiti attraverso anni di lotte, a cominciare dal rispetto del Contratto nazionale minacciato da continui tentativi di revisione unilaterale ;
6) tutelare una scuola pubblica libera dagli interessi e dai condizionamenti dei privati, nella quale si possa continuare a fruire del diritto allo studio nel senso più ampio;
7) resistere al continuo e reiterato tentativo di smantellamento della scuola a partire dalla sottrazione di fondi e investimenti che garantiscono la sopravvivenza della sua struttura fisica fino ad arrivare a ciò che mina alla base il diritto allo studio attraverso un aumento del numero di alunni per classe, la cancellazione di ore di compresenza e di supplenza, l'accorpamento di scuole, la riduzione del personale ATA ;
8) difendere l'attuale assetto degli Organi collegiali come garanzia di partecipazione democratica di tutte le componenti - docenti, genitori, studenti, ATA - alla gestione della scuola;
9) esigere il diritto all'assunzione degli insegnanti precari, dopo anni di servizio retribuito con il minimo, senza che si debbano sottoporre a un nuovo concorso con forme di selezione irragionevoli e umilianti;
10) opporsi all'introduzione di un tipo di valutazione di scuola ed insegnanti basata su criteri meramente quantitativi e nozionistici e promuovere una valutazione che garantisca un insegnamento laico, pubblico e gratuito;
11) rifiutare sempre e comunque la logica di riforme della scuola imposte dall'alto e dettate solo dalla volontà di fare cassa.
Allora sì, certo, lo diciamo forte: NOI SIAMO CONSERVATORI.

DOCENTI INCAZZATI
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Gli orrori della Scuola Pubblica con la Prof. Spinelli di Federica Festa


Fino al 9 dicembre l'attrice torna al Teatro dell’Orologio con il suo Dopo ricreazione… l’ora d’italiano. In scena solo un banco, una cattedra e la professoressa, e la carica comica e ironica portata sul palco dall’attrice che racconta il mondo della scuola italiana in tutta la sua precarietà tra occupazioni, scioperi e assenze ingiustificate DI FEDERICO LONGO

Cinque anni di repliche, passaggi a Radio 2, ospitate fisse in trasmissioni tv, piazze estive stracolme e premio “Vittorio Mezzogiorno” come miglior attrice emergente. Riconoscimenti che sono lì a raccontare il successo di un piccolo e divertente spettacolo che racconta con tanta ironia gli errori e gli orrori della scuola pubblica italiana. Federica Festa, in arte la professoressa Spinelli, è tornata - dal 14 novembre al 9 dicembre - al teatro dell’orologio con il suo Dopo ricreazione…l’ora d’italiano.

VITA DA INSEGNANTI TRA DISAGIO E IRONIA -  Un banco, una cattedra e la professoressa, in scena nulla più a parte la carica comica e ironica portata sul palco dall’attrice che racconta il mondo della scuola italiana in tutta la sua precarietà. La professoressa di lettere, attraverso battute e amare riflessioni, riesce a coinvolgere gli spettatori che vivono di riflesso e di ricordi personali il disagio sociale degli insegnanti precari, degli studenti svogliati e di quelli volenterosi, degli ideali e spesso delle mura che li hanno circondati ai tempi della scuola. Un habitat innaturale per un luogo dove si insegna cultura e nel quale persino una ricreazione diventa il miraggio di una nuova scuola. A interrompere però questo sogno arriva, quasi interminabile, il suono della campanella che riporta tutti alla dura realtà. E’ così che gli spettatori-alunni tornano, per una sera, tra i banchi di scuola e si ritrovano di fronte una professoressa precaria, 25enne, che sogna una cattedra tutta sua dopo aver partecipato al “concorsone”.

LA ROUTINE DELLA PRECARIETA' - Una vita da precaria, una vita da chi sogna un posto fisso dopo anni di supplenze, da chi si addormenta mentre corregge i compiti di italiano, che perde la speranza ma che ogni volta viene destata dal suono della campanella ed entra con rinnovato ottimismo nella “sua” terza B. Una vita quasi monotona che procede anno dopo anno, giorno dopo giorno, scandita  da interrogazioni, spiegazioni, scadenze e consegne ma che improvvisamente viene interrotta da una circolare di sospensione dall’incarico per inadeguatezza professionale. Una “botta” che stende la gelida e inflessibile professoressa che lavora in un Istituto tecnico dove il preside deve farsi aiutare dagli allievi a connettersi ad Internet perché non sa farlo, una scuola che ha difeso il crocifisso nelle aule come simbolo dei valori della nostra società. La stessa scuola che la sta mettendo alla porta dopo anni di onorata carriera. Tutto questo turbinio di sensazioni genera nella professoressa Spinelli una trasformazione: si scioglie, diventa più umana, abbandona Manzoni e interroga i suoi alunni sulla scuola che vorrebbero. Da questo giorno nella sua classe si parla e si vive la difficoltà di tutti i giorni tra occupazioni, scioperi e assenze ingiustificate, l’incognita di un lavoro dignitoso per 160mila precari e l’attesa perenne di una riforma democratica degli organi scolastici.

di Federico Longo

Omofobia, diffondere la cultura della diversità nelle Scuole


Un'interrogazione parlamentare al ministero dell'Istruzione per diffondere tra i giovani la cultura del rispetto della diversità. La firma è delle deputate Anna Paola Concia (Pd) ed Elena Centemero (Pdl). "Il suicidio di Davide, quindicenne romano, è solo l’ultima, drammatica conferma di quanto siano diffusi, anche nelle nostre scuole, i fenomeni del bullismo", spiegano Concia e Centemero. Le due parlamentari ricordano uno studio, presentato alla Commissione Bicamerale per l'Infanzia, da cui emerge un dato inquietante: il 30% dei suicidi di adolescenti avviene per ragioni legate all’omofobia e alla transfobia.

L'INTERROGAZIONE - Per le due parlamentari, "le istituzioni non possono stare a guardare, per questo abbiamo presentato un’interrogazione al ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Francesco Profumo, affinché ci indichi le iniziative che intende adottare per diffondere tra i giovani, attraverso la scuola, la cultura del rispetto delle diversità, ivi comprese quelle riguardanti l’orientamento sessuale".

LA SCUOLA - Le due elette alla Camera ritengono "indispensabile e non più rinviabile un intervento, anche sui programmi scolastici, per dare spazio ad un’adeguata educazione all’affettività e alla sessualità. Tanto più in un momento come questo, la scuola deve accompagnare la crescita umana e personale dei ragazzi, oltre che quella culturale, e deve diventare il luogo dell’integrazione e della formazione dell’identità personale”.

ECDL - Quiz per la Patente Europea del Computer

Esercitati con i quiz e le simulazioni ECDL proposte da Mininterno.net, sviluppate da Informaquiz.it per prepararti al meglio per conseguire la Patente Europea del Computer!

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Esame di Stato di abilitazione all'esercizio della professione di Medico


Quiz per l'esame di Stato di abilitazione all'esercizio della professione di medico, I Sessione 2012 del 12 luglio 2012.

I Prof sono soli: riflessioni dei Docenti del Liceo delle Scienze Umane di Perugia "A. Pieralli"

I prof sono soli.
La mattina, entrano in classi, nelle quali li aspettano, stipati, fino a venticinque, trenta alunni. Sono classi brutte: fredde d'inverno, calde d'estate, non ben illuminate, con la vernice che si scrosta, le tapparelle che cadono, le pareti nude, oppure coperte da carte geografiche che raffigurano ancora stati come la Cecoslovacchia o l'Unione Sovietica. In quelle classi, ogni mattina i prof cercano di motivare e coinvolgere ragazzi che perlopiù vorrebbero essere altrove.
Sono soli quando escono dalla classe, corrono in quella successiva, oppure vanno a ricevere i genitori, senza avere il tempo di incontrare i colleghi, parlarsi, discutere di didattica, di bisogni degli alunni, di strategie per migliorare l'insegnamento.
Sono soli quando il pomeriggio, a casa, senza che nessuno li veda, correggono pile di compiti, spulciano libri in cerca di spunti per la lezione del giorno dopo, o scrivono programmazioni che, già lo sanno, finiranno a prendere polvere negli schedari.
Sono soli anche durante i consigli di classe: ognuno solo con il proprio registro, nel quale i ragazzi si trasformano in file di nomi, numeri, giorni di assenze, note disciplinari.
I docenti, per la maggior parte, credono in ciò che fanno: altrimenti non lavorerebbero per una retribuzione che riconosce loro soltanto una minima parte del lavoro necessario perché le ore di insegnamento siano realmente efficaci. Un lavoro che parte ai primi di settembre e va avanti sino a fine giugno, o sino a metà luglio con gli esami.
Un lavoro per la maggior parte non pagato, o pagato male: volontariato, se vogliamo dirlo in maniera gentile.
I docenti sono quelli che, nell'opinione comune, “lavorano tre ore la mattina e hanno tre mesi di ferie l'estate”. Quelli soggetti a una disistima sociale generalizzata. Quelli che, secondo le recenti dichiarazioni del Presidente Monti, “difendono interessi corporativi” e “usano i ragazzi come scudi” per “evitare di lavorare due ore in più”.
I docenti, a questo punto, si sarebbero anche un po' stufati.

Ci chiediamo, noi docenti, se l'opinione pubblica si sia accorta del feroce attacco alla scuola, quella pubblica, che è in atto da almeno un decennio, da parte dei governi di qualunque colore politico.
Lo Stato italiano, lo sanno tutti, non ha mai brillato per attenzione alla cultura, è stato anzi il Ministro dell'Economia di uno dei recenti governi ad affermare che “la cultura non si mangia”: e sorvoliamo sulla grottesca paradossalità di un'affermazione del genere, in un paese che conserva più di metà del patrimonio artistico mondiale.
Negli ultimi anni, la scuola ha subito tagli ai finanziamenti pubblici pari al venti per cento annuo, a fronte di aiuti sempre più consistenti alle scuole private. I docenti hanno assistito alla perdita del potere d'acquisto dei propri stipendi e il blocco degli aumenti legati agli scatti d'anzianità. Si sono visti calare sulla testa “riforme” (quella Gelmini è solo la più tristemente famosa) che hanno compromesso la loro possibilità di svolgere la propria missione: costruire il sapere, far crescere le menti e le coscienze. Li si vorrebbe sempre più ridotti a ripetitori di nozioni, esecutori di programmi, somministratori di test a scelta multipla (i famigerati test Invalsi, ultima frontiera dell'omologazione cognitiva).
Ascoltano i ministri parlare di informatica, di lavagne multimediali, di tablet, di didattica via internet, ma sanno che gran parte delle scuole dispone a malapena di una connessione e di pochi computer vecchi e mal funzionanti.
Chi ha pagato di più queste politiche sono stati i più deboli: insegnanti precari, alunni con disabilità, oltre ovviamente a tutti quei ragazzi che, avendo difficoltà scolastiche, avrebbero bisogno di una maggior cura da parte dei docenti. Cura che non è più possibile fornire, affogati come siamo in classi da trenta persone.
Stando alle notizie (poche e confuse) arrivate dal Ministero, le ultime misure di legge dovrebbero prevedere un'ulteriore decurtazione di risorse pari al venti per cento, che equivale a dare un altro giro di vite al già esiguo flusso di ossigeno, che ancora prolunga l'agonia della scuola.
Il governo ha promesso, da una parte, che saranno ripristinati gli scatti d'anzianità, dall'altra ha deciso che i soldi saranno sottratti dal Fondo d'Istituto, ossia da quelle risorse che dovrebbero migliorare l'offerta formativa delle scuole. Insomma, dare con una mano per togliere con l'altra.
Il ventilato aumento delle ore di insegnamento da diciotto a ventiquattro (a quanto pare rientrato: ma non si sa mai) sarebbe stato solo l'ultimo di questi schiaffi. Non solo perché aumentare l'orario, senza aumentare lo stipendio, sarebbe suonato come un insulto a chi percepisce già stipendi fra i più bassi d'Europa. Ma anche perché sei ore in più (sei, presidente Monti!) avrebbero significato due o tre classi in più per insegnante, quindi cinquanta, settanta, novanta alunni in più da seguire, alunni che sono persone, ognuna con i propri bisogni e i propri diritti, e non nomi su un registro, quindi un aumento esponenziale del lavoro – ricordiamolo, non pagato – necessario per preparare le lezioni. Ciliegina sulla torta, quelle due o tre classi in più, assegnate ad ogni docente, sarebbero state sottratte a giovani colleghi, messi così a rischio di perdere il posto.
I docenti, a questo punto, dicono: basta!

Non si migliora la didattica restando in classe due ore in più, come sembra credere il professor Monti. Si migliora la didattica restituendo ossigeno alla scuola.
In fondo, gli insegnanti non chiedono molto.
Il rispetto della loro dignità di lavoratori e una retribuzione che tenga conto del lavoro realmente svolto e della sua qualità.
L'opportunità di esercitare l'insegnamento in una scuola pubblica, uguale per tutti, improntata a criteri di equità e di democrazia.
La possibilità di professionalizzarsi attraverso corsi d'aggiornamento seri, frequenti e soprattutto efficaci.
Un'edilizia scolastica fatta di scuole dignitose, sicure, possibilmente attrezzate secondo standard d'efficienza europei.
Per ottenere tutto ciò, serve che il Governo torni ad erogare fondi alla scuola, e non più a tagliarne. Serve il ritorno a una politica che veda la scuola come un'occasione per il futuro, e non come un tronco marcio da potare fino a rinsecchirlo.
Lo dobbiamo, se non a noi stessi, almeno ai nostri figli.

i Docenti del Liceo delle Scienze Umane di Perugia "A. Pieralli"

Risorse Per Docenti Dai Progetti Nazionali

PROPOSTE PER LA FORMAZIONE CONTINUA DEI DOCENTI
Un supporto all’implementazione delle Indicazioni nazionali attraverso i percorsi e i prodotti dei progetti nazionali - cofinanziati dal FSE e realizzati in collaborazione con l'ANSAS - per promuovere lo sviluppo professionale degli insegnanti. Le risorse del sito sono organizzate per area disciplinare e includono guide alla costruzione dei curricoli, riflessioni sugli sviluppi delle discipline e della loro didattica, strumenti per la verifica degli apprendimenti, esemplificazioni metodologiche e approfondimenti.

CLICCA SUL BANNER PER ANDARE AL SITO


Storia della scienza, il VideoLab entra al museo


Nell’ambito di alcuni progetti di formazione e di ricerca italiani ed internazionali Indire ha avuto l’occasione di collaborare con numerosi enti culturali e di ricerca. Un’interessante e proficua collaborazione è quella che, da qualche anno, vede coinvolti l’Indire insieme al Museo Galileo - Istituto e Museo di Storia della Scienza (prima nell’ambito della formazione Neoassunti e del progetto Pencil, poi del Piano di sviluppo professionale "Educazione scientifica" promosso dal PON FSE 2007/2013 "Competenze per lo Sviluppo").

Fotografia Digitale, Corso online gratuito


Argomenti trattati: teoria e tecnica fotografica in modo approfondito, i generi fotografici e cenni storici, sono inoltre presenti articoli scritti da fotografi esperti in vari campi, un ampio capitolo sulla fotografia in studio, tutorial sull'utilizzo di Lightroom e Photoshop.

Kit "Alla Ricerca Dell'unicità" sulle malattie rare


Il kit Alla Ricerca dell’unicità è un’iniziativa che la Fondazione Telethon promuove in tutte le scuole primarie e secondarie di 1°grado con lo scopo di informare i giovani sulle malattie genetiche e sull’importanza della ricerca scientifica.
Attraverso il sapore dell’avventura e la simbologia del viaggio, il kit ha come obiettivo quello di sensibilizzare studenti e famiglie su quanto sia importante guardare e scoprire cose che non conosciamo e che meritano la nostra attenzione, raccontando la missione Telethon e la scelta della Fondazione di dedicarsi a malattie rare e trascurate dai grandi investimenti pubblici e privati.

Anci: Tassa su gioco azzardo e stop a F35


La Conferenza delle Regioni vuole che il Governo riveda i tagli al fondo sanitario nazionale, il problema del trasporto pubblico locale e il fondo sociale. I Comuni chiedono di fermare i tagli lineari previsti dalla spending review e presentano i loro emendamenti.
ROMA - Le Regioni chiedono un incontro urgente al presidente del Consiglio, Mario Monti, per analizzare le questioni economiche della legge di Stabilità, mentre i Comuni minacciano le dimissioni di tutti i sindaci se i tagli previsti a carico dei Comuni non saranno ridotti. La legge, così com'è, non piace e da entrambi i gruppi arriva al governo al richiesta di rivedere il testo.

L'incontro con il governo. La decisione di chiedere un incontro al premier è stata presa dalla Conferenza delle Regioni, che si è riunita stamattina. I tagli al fondo sanitario nazionale, la mancanza di risorse per il trasporto pubblico locale a partire dal prossimo anno, il fondo sociale ed altre questioni economiche, quelle messe sul tappeto. Se non vi saranno chiarimenti le Regioni sottolineano la necessità che sia lo Stato a provvedere ai servizi essenziali che non sono più in grado di erogare. "Chiediamo un incontro urgente con il premier Monti perché si formino le condizioni per aprire un Tavolo sui servizi fondamentali: la sanità, il welfare e il trasporto pubblico locale che, continuando così, non potranno più essere garantiti, ha sostenuto il presidente della Conferenza delle Regione, Vasco Errani, che ha aggiunto: "Diversamente diventa chiaro che lo Stato dovrà prendere ogni responsabilità con i cittadini riguardo all'impossibilità di erogare i servizi in questione".


Guida interattiva alla lettura dei risultati INVALSI

Percorso guidato alla lettura dei risultati INVALSI. guida interattiva online.

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Lettera aperta del ministro Profumo a studenti e insegnanti


Cari studenti, cari professori

sono consapevole che il grande disagio che le piazze esprimono - in particolar modo quelle animate da tanti giovani e studenti - trascende dalle politiche scolastiche. I giovani, a ragione, sono preoccupati del futuro e questo è un tema che chiama tutti alla responsabilità comune, per uscire insieme dalla crisi e promuovere le opportunità in un’ Italia che deve riprendere a crescere. Tuttavia mi preme rispondere, per quanto riguarda le preoccupazioni espresse sul tema della scuola, alle sollecitazioni che ho ascoltato in questi giorni. L’ascolto è parte del mio lavoro, e molte volte ho dialogato con il mondo della scuola – insegnanti e studenti in particolare - e continuerò a farlo.

Non riesco dunque a demonizzare le proteste delle ultime settimane, perché ritengo che una certa dose di conflitto e dissenso sia salutare per la democrazia. Ma certamente la democrazia ha anche il dovere di regolare le forme della protesta, in modo da garantire i diritti di tutti i cittadini e lavoratori. Anche diquanti, come gli agenti di pubblica sicurezza, sono stati e saranno nelle strade e nelle piazze per garantire l'incolumità dei manifestanti stessi e dei cittadini. E’ per questo che mi auguro che tutte le iniziative di protesta della giornata di sabato si svolgano pacificamente, nel rispetto reciproco.
Ascolteremo ancora, con attenzione, le proposte e le critiche che giungeranno: siamo consapevoli e preoccupati per la mancanza di risorse destinate a scuola, università e ricerca. Il mio impegno, mano a mano che il Paese uscirà dall’emergenza, ha l'obiettivo di invertire la rotta degli ultimi anni, per far tornare l'istruzione e la formazione il primo punto dell’agenda per il nostro sviluppo futuro.

Colgo l'occasione di questa mia lettera per fare chiarezza su uno dei punti che più hanno suscitato le proteste: il disegno di legge 953, detto comunemente “ddl Aprea”. Ritengo doveroso specificare che tale proposta è stata formulata e discussa in piena autonomia dal Parlamento, con la partecipazione di tutte le forze politiche. Dunque non c’è alcuna diretta responsabilità del Governo, né mia personale, nelle proposte ivi contenute. Auspico, invece, che tutte le forze politiche sappiano ascoltare il dissenso di vaste parti del mondo della scuola e intendano recepire le opportune proposte di modifica durante la discussione attualmente avviata al Senato.

Il Governo – sulla vicenda dell’orario dei docenti - ha dimostrato, in occasione della discussione della legge di stabilità, di saper cambiare idea dopo aver ascoltato e tastato il polso della scuola italiana. E’ per questo che ho ritenuto di dare parere favorevole, già nella competente commissione parlamentare due settimane fa, all’emendamento soppressivo della proposta di innalzamento dell’orario settimanale dei docenti. Ho sempre pensato infatti che le capacità di governare siano sinonimi di flessibilità, pragmatismo e capacità di ascolto. Ribadisco questa mia personale convinzione anche ora, nella mia responsabilità di ministro.

Francesco Profumo

FLASH MOB DEI DOCENTI "FUORI TUTTO!!!" - BARI - 1 Dicembre


Questo flash mob nasce dalla nostra indignazione nei confronti dei sindacati CISL, UIL, GILDA e SNALS per la loro decisione di revocare lo sciopero del 24 Novembre, sfaldando, ancora una volta, il fronte sindacale unito. Tutto ciò per accettare una proposta inaccettabile del Ministro Profumo.
A questo flash mob verrà affiancata un'altra iniziativa. Stiamo preparando un documento in cui spieghiamo i motivi della nostra protesta, in cui chiediamo le dimisssioni dei segretari nazionali dei sindacati sopra indicati, il ricompattamento del fronte sindacabile e le nostre richieste al Ministro. Questo documento avrà una duplice funzione: servirà sia da comunicato stampa da inviare a tutte le testate giornalistiche, ai programmi di approfondimento e a quelli "scandalistici" (se mi passate il termine!), sia come lettera da stampare, portare nelle sale docenti, far firmare ai colleghi e spedire alle sedi centrali dei sindacati individuati e per conoscenza agli altri sindacati, al Ministro Profumo ed al Presidente del Consiglio. Appena ultimato, pubblicheremo il documento su questo gruppo.
Organizzazione del falsh mob "FUORI TUTTI".
Sabato 1 Dicembre, alle ore 18.00 in punto, ci si ritrova tutti in Via Sparano, nei pressi della chiesa di San Ferdinando (stesso luogo del precedente flash mob). Mi raccomando a non formare gruppetti. Ognuno passeggia, mischiandosi alla folla. Arriverò io, Vito Fumai (mi riconoscerete perchè impungnerò un megafono e avrò la faccia da rivoluzionario!).
Al suono del mio fischietto (lo stesso dell'altro flash mob) tutti ci raduniamo nella piazzetta di fronte alla chiesa e vi sedete per terra. Io rimarrò in piedi con fischietto, megafono e faccia da rivoluzionario. A questo punto leggo un breve messaggio in cui dico (questa è una prima stesura, cambierò sicuramente qualcosa): "Il giorno 22 Novembre i sindacati Cisl, Uil, Snals e Fgu-Gilda hanno divulgato un comunicato congiunto al fine di dichiarare la propria soddisfazione per la decisione del Governo di inviare l’atto di indirizzo all’Aran e per revocare lo sciopero proclamato per il 24 novembre. Questi sindacati hanno accettato la proposta del Ministro Profumo di pagare gran parte degli scatti di anzianità del 2011 con il fondo per il Miglioramento dell'Offerta Formativa. Con questa azione gli scatti vengono pagati dai fondi destinati ad attività fondamentali per il funzionamento di una scuola efficace, come i corsi di recupero. Ancora una voltà, come già accaduto per la Riforma Gelmini, alcuni sindacati hanno venduto la scuola e i docenti al Governo di turno.
Quindi, in occasione del Natale, la Premiata ditta della Cisl, della Uil, dello Snals e della Gilda, apre l'iniziativa FUORI TUTTO (a questo punto tutti i docenti seduti per terra tireranno fuori fogli o cartelloni con la scritta INSEGNANTE IN VENDITA). Approfittate anche voi della fantastica svendita della premiata ditta! Fate come profumo, comprate gli insegnanti a prezzi irrisori!"
Continuerò in questo modo, comportandomi da venditore. Dopo qualche altra parola mi rivolgerò ai colleghi dicendo: "Ma adesso conosciamo meglio questi economicissimi prodotti. Sentiamo qualcuno di voi. Perchè un barese medio dovrebbe comprarvi?".
A questo punto chi vuole parlare alzerà la mano ed io mi avvicinerò col megafono. L'inervistato si alzerà e dirà il motivo per cui è conveniente comprarlo. Dovrà essere una specie di slogan, del tipo: "Sono un insegnante di Latino e Greco, compratemi, lavoro anche tutto il giorno e mi accontento di essere pagato solo per 18 ore!". Dopo ogni slogan dobbiamo applaudire tutti insieme. Poi passerò ad altri che hanno alzato la mano. In questo spazio potete proporre i vostri slogan. Chi lo propone poi lo dice al megafono. Vi prego di pubblicarli sia per evitare le ripetizioni, sia per avere un'idea della durata.
Il mio slogan è a vostra disposizione.
Porterò una piccola lavagna su cui scriverò il listino prezzi degli insegnanti: si andrà dai più economici docenti di ruolo, ai costosi ed esotici docenti precari, razza ormai in via d'estinzione nella sempre più povera fauna scolastica.
Durante questa fase una o due persone possono distribuire il documento ai curiosi.
Terminati gli slogan, quindi le mani sollevate, chiudo il flash mob leggendo il documento che abbiamo avremo prodotto.
Due accortezze: primo preparate il foglio o il manifesto con la scritta INSEGNANTE IN VENDITA e tiratelo fuori SOLO nel momento suinidicato. Secondo contattate quante più testate giornalistiche possibile, senza svelare nulla del flash mob, ma indicando soltanto il giorno, l'ora, il luogo e mandando, eventualmente, il documento.
S P U T T A N I A M O L I !!!!!!!!!!!!!!!

Vito Fumai