I “piagnistei” dei precari della scuola

Tra le tante cose che i docenti debbono sopportare se ne è aggiunta una, forse inaspettata e per questo ancor più fastidiosa. E’ accaduto che in un afoso “post prandium” di fine agosto, quando si è in procinto di andare a fare la pennichella, all’improvviso un giornalista che fa “il punto” al TG1 economia si lamenta con tono ironico dei “piagnistei”, come lui stesso li ha definiti (prego guardare il video), che come ogni inizio anno scolastico esternano i precari “ben serviti” della scuola.

Già questo basterebbe per indignarsi, visto che si sta parlando di decine di migliaia di persone che perdono il posto di lavoro ma è tutto il suo intervento che indigna per quanto è strampalato e fuorviante.

L’ esperto (pagato con denaro pubblico dalla RAI) non sa che se ne parla ad inizio anno scolastico perché è questo il momento in cui si decidono gli organici, non per tendere le trappole come lui le definisce. E poi, quali sarebbero le trappole di cui si sente in dovere di avvisare i telespettatori? “Tradizionalmente la produttività della scuola e dell’università è misurata da quanti posti di lavoro garantiscono” pontifica con il ditino alzato da Ayatollah. Ma chi lo ha detto? Dove è scritto? A me non risulta. La produttività della scuola, ovvero i risultati che ha ottenuto la trasmissione della conoscenza si effettua a fine anno scolastico o a fine di un corso di studi. Si potrebbe dire: “Bei risultati, siamo tra gli ultimi posti in Europa”. Ma non è tagliando posti di lavoro che si migliora la situazione, questo è un argomento che meriterebbe ben altra trattazione e saprei raccontarne di motivazioni…

Ma torniamo all’intervista. Prima definisce “piagnisteo” quello dei precari che ambiscono alla trasformazione del loro rapporto a tempo indeterminato e poi dice che ha “profondo rispetto per loro”…ma mi faccia il piacere…

E’ il ragionamento di chi ha un lavoro (e che lavoro!…vogliamo parlare de privilegi dei giornalisti…?) che non ha rispetto per chi lo cerca o lo difende, atteggiamento che ben si adegua al clima generale in cui chi sta bene non sopporta “i piagnistei” di chi sta male, chi gode non sopporta “i piagnistei” di chi soffre, ecc.. Ma nel ragionamento “minestrone” ci sono altri elementi sconcertanti che improvvisamente appaiono. La retribuzione. Visto che vengono citate le statistiche europee, ha conoscenza costui di quanto sono retribuiti gli insegnanti in Europa?.

Il numero dei docenti in Italia è troppo elevato. Chi lo dice? Esistono statistiche aggiornate sull’argomento? Ho consultato il sito Eurydice ( la rete d’informazione sull’istruzione in Europa) e non ho trovato nulla al riguardo, non sarà l’ennesimo luogo comune?

Per tagliare corto, è il solito discorso di chi non conosce la scuola ma si sente in diritto di parlarne solo per averla frequentata come alunno e giustifica il suo intervento erigendosi a paladino dei diritti di studenti e genitori cercando un facile applauso con argomentazioni arbitrarie . Per quanto riguarda i precari si vorrebbe, con la logica aziendale che ormai impera, ridurli a impiegati con contratto “a chiamata”, con buona pace della loro possibilità di costruirsi un’esistenza ed un futuro degni di tale nome.